Germania al voto: la Merkel “scivola” sul dieselgate

Brusco rientro al lavoro per la cancelliera, che a sei settimane dal voto, viene accolta da sondaggi tutt’altro che rassicuranti. Tra luglio e agosto il gradimento dei cittadini per il suo lavoro è sceso di 10 punti, passando dal 69 al 59 per cento dei consensi. Stesso destino per la valutazione sull’operato del suo governo, che ha avuto una flessione di 8 punti rispetto al mese precedente, arrivando al 47 per cento.

Ma se alla cancelliera va male, al candidato di opposizione Martin Schulz (Spd) non va molto meglio. Anche il leader socialdemocratico perde. Meno della cancelliera, ma comunque registra una flessione di 4 punti, raggiungendo il 33 per cento di apprezzamento. Nel complesso la coalizione Cdu-Csu è ancora la forza dominante, con il favore del 39 per cento degli intervistati, mentre l’Spd guadagna un punto e si attesta al 24 per cento. Sono questi i dati resi pubblici da Ard-DeutschlandTrends, che misura il gradimento dei politici tedeschi. Ma quali elementi hanno determinato una scivolata così significativa, considerando le due settimane di pausa estiva per la cancelliera? Nel sondaggio, è stato chiesto ai cittadini di esprimersi sui due principali temi d’attualità dell’ultimo periodo: immigrazione e dieselgate. A sorpresa è stato proprio l’inanellarsi di scandali che hanno coinvolto i grandi gruppi dell’auto tedesca, e che hanno lambito la politica in più di un caso, ad avere spostato il gradimento degli elettori. Il 67 per cento dei cittadini sostiene che i politici trattano con troppa condiscendenza l’industria automobilistica, mentre il 57 per cento afferma di aver perso fiducia nell’industria dell’auto, fino a poco fa indiscusso orgoglio nazionale. Addirittura il 56 per cento teme che lo scandalo sulla manomissione dei dati sulle emissioni di gas nocivi, possa danneggiare l’industria tedesca nel lungo termine.

Un impatto molto più forte del dieselgate scoppiato negli Usa nel 2015, quando solo il 38 per cento aveva espresso preoccupazione per una conseguenza negativa sull’economia futura. L’accusa di un accordo segreto tra le case produttrici di auto ha minato la fiducia del consumatore. Lo scandalo delle emissioni ha inoltre generato timori per la salute, ma anche aumentato il rischio di divieto di circolazione per ben 15 milioni di auto diesel. Aumentati anche i timori di contraccolpi occupazionali. E a tutto questo, va sommata l’indignazione per i ripetuti casi di compromissione tra mondo politico e industria dell’auto. Quanto basta per essere più cauti nel gradimento, hanno spiegato i commentatori. Non ha spostato molti consensi, invece, la politica dell’azionista di maggioranza Cdu-Csu in tema di migrazione: il 50-54% degli elettori considera che il problema è stato affrontato in maniera adeguata dalla coalizione. Mentre solo il 45% degli intervistati ha trovato sufficiente il modo in cui l’Spd ha affrontato l’emergenza. Il tema non sembra avere spostato il peso dell’estrema destra dell’Afd, che rimane nei sondaggi all’8 per cento dei consensi. Così come i verdi, che rimangono all’8 per cento, non sembrano guadagnare dal nuovo dieselgate.