Trump e Putin:
“due primedonne”

di Eloisa Gallinaro

14 aprile 2017ESTERI

 

Donald Trump e Vladimir Putin: due “primedonne” in competizione che rischiano di scontrarsi o, come ha scritto il presidente degli Usa in un tweet, “alla fine tutto si risolverà fra Stati Uniti e Russia?”.

Paolo Magri, direttore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), ritiene che “siamo di fronte a due leader che tendono ad avere un profilo presidenziale simile, ovvero molto muscolare. Ed è chiaro che questo può essere letto, da un lato, come un fattore di contrasto proprio per la somiglianza, ma nello stesso tempo anche come un fattore di possibile incontro, di rispetto reciproco. Per questo stiamo oscillando fra esasperare l’avvicinamento ed esasperare la rottura tra i due”.

Uno dei punti è la percezione che ciascuno dei due ha dell’altro, che potenzialmente mette ancora più a rischio i teatri di crisi.

“Da un lato - osserva Magri con l’Ansa - Trump ha subito la fascinazione della figura di un leader che poteva con grande libertà e senza vincoli prendere posizioni forti, avvantaggiato dalla peculiarità del sistema di potere russo. Dall’altro Putin, indispettito dalle esitazioni e dalle incertezze di Barack Obama, ha ipotizzato, durante la campagna elettorale, una presidenza Trump più decisa, determinata e ha subito anche lui una certa fascinazione”. Poi “tutto è cambiato”.

Il “passaggio dal Trump elettorale al Trump di governo ha fatto apparire a Putin un presidente certamente meno titubante di Obama, ma molto più oscillante e imprevedibile. E per i russi l’imprevedibilità non è sicuramente un fattore apprezzato”.

Finita o accantonata la fase delle fascinazioni reciproche, ragiona Magri, “la situazione attuale dei rapporti è di un chiaro distinguo di differenziazioni di politiche, ma con la volontà di non rottura totale”. Il punto non è “l’affidabilità ma la prevedibilità. È sicuramente più prevedibile la linea di azione russa che non quella di Trump che, uno dopo l’altro, sta negando o riformulando tutti i punti principali della sua politica estera. Il punto di svolta è se Trump potrà limitarsi a questa sorta di ‘tweet militari’, attacchi a colpo secco come in Siria” con “rischi limitati”, o se “la situazione nei due scenari principali (Siria e Corea del Nord) richiedessero interventi più sistematici dal punto di vista militare. Difficile pensare - conclude Magri - che Russia e Cina possano accettare senza alcuna reazione una rinnovata e muscolare presenza americana”.