Ankara evoca “guerre<br />di religione” in Ue

“Guerre di religione in Europa” ormai alle porte. Divieto del velo nei luoghi di lavoro come una “crociata” anti-Islam. Mentre le cancellerie Ue tirano un sospiro di sollievo per la frenata dei populisti alle elezioni olandesi, la Turchia di Recep Tayyip Erdogan continua ad alzare i toni, fino a evocare un incombente scontro di civiltà.

La prima reazione di Ankara, dopo un voto in cui era entrata di prepotenza per la crisi dei comizi pro-referendum negati ai suoi ministri, è affidata al capo della diplomazia, Mevlut Cavusoglu: “Quando si guarda ai partiti, si vede che non c’è differenza tra i socialdemocratici e il fascista Geert Wilders. Hanno tutti la stessa mentalità. Avete dato inizio al collasso dell’Europa. State trascinando l’Europa nell’abisso”.

Parole pesanti che scatenano subito reazioni allarmate. Ma è solo un antipasto del successivo attacco di Erdogan. Con la sentenza della Corte di giustizia europea sulla possibilità di vietare il velo islamico nei luoghi di lavoro, accusa il leader turco, “hanno iniziato una battaglia della croce contro la mezzaluna. Non c’è altra spiegazione. Lo dico con chiarezza: l’Europa sta rapidamente scivolando verso i giorni precedenti la Seconda guerra mondiale”.

Secondo un copione già visto, Erdogan torna anche a minacciare di fare carta straccia dell’accordo sui migranti, alla vigilia dell’anniversario della sua firma. Mentre il portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas, da Bruxelles ricorda ad Ankara che l’accordo va “nell’interesse di entrambe le parti”, Erdogan attacca. I Paesi Ue “hanno fatto la promessa di eliminare i visti (per i turchi, ndr), ma non l’hanno mantenuta”. Perciò “dimenticatevi” del patto di “riammissione”, avvisa in un comizio a un mese esatto dal cruciale referendum sulla “sua” riforma presidenzialista. La carta del nazionalismo, suggeriscono i sondaggi, potrebbe essere decisiva. Ed Erdogan sembra disposto a giocarla ancora a lungo. Come dimostra anche la porta sbattuta in faccia a un ritorno al dialogo con l’Aja a urne chiuse: “Mark Rutte, puoi aver concluso le elezioni come primo partito, ma devi sapere che hai perso un amico come la Turchia”.

Il rischio di nuovi comizi turchi in giro per l’Europa, almeno fino all’apertura tra dieci giorni delle urne per gli elettori all’estero, continua a preoccupare i leader Ue. Ne hanno parlato al telefono Angela Merkel e Francois Hollande, fissando precise condizioni per autorizzarli: “Devono essere annunciati per tempo, in modo trasparente e attenersi rigorosamente al diritto e alla legge tedesca e francese”.