Israele, Italia, Ue <br /> e il futuro energetico

Nuove e interessanti prospettive energetiche tra Israele e Italia. Recentemente il ministro israeliano dell’Energia, infrastrutture e risorse idriche, Yuval Steinitz, incontrando alla Camera una delegazione di parlamentari dell'associazione interparlamentare di Amicizia Italia-Israele, ha dichiarato: “Realizzare il gasdotto EastMed tra Israele e Italia, attraverso Cipro e la Grecia, è uno dei nostri obiettivi, considerati i giacimenti di gas naturale”. Tentiamo di comprendere le nuove prospettive energetiche tra Israele e il nostro Paese con Dan Haezrachy, vice ambasciatore di Israele in Italia.

Il ministro Carlo Calenda visiterà Israele all’inizio del prossimo mese. Tra le priorità della missione vi è il progetto del gasdotto EastMed, che permetterebbe all’Italia di proseguire sulla strada della de-carbonizzazione. Può spiegarci l’importanza sia per Israele che per il futuro dei rapporti con l’Italia di questa iniziativa?

Si tratta di un progetto molto importante. Le scoperte energetiche nel Mediterraneo hanno permesso di ridefinire in primis la geopolitica locale. Tra Israele, Cipro e Grecia si è creato un dialogo diplomatico strategico. All’interno di questo dialogo rientra appunto il gasdotto EastMed, che interessa anche l’Italia. Il ministro israeliano Steinitz ha visitato Roma, incontrando ministri come Calenda e Alfano e un gruppo di parlamentari italiani, tra cui l’onorevole Abrignani, vice presidente della Commissione Attività produttive della Camera e l’onorevole Bernardo, a capo della Commissione Finanza della Camera e presidente dell’associazione interparlamentare di Amicizia Italia-Israele. Tutti i rappresentanti istituzionali hanno rimarcato l’importanza del progetto, non solo per la diversificazione delle fonti energetiche europee, ma anche per rafforzare l’integrazione della regione mediterranea. Alfano, durante l’incontro privato con il ministro Steinitz, ha dichiarato che “la questione energetica è estremamente importante per lo sviluppo delle relazioni bilaterali e multilaterali”. Un’affermazione che condivido profondamente.

Il progetto è estremamente ambizioso e si sta puntando a una sua conclusione nei prossimi 4-5 anni, coinvolgendo anche i privati. Quali sono le difficoltà della burocrazia e delle procedure da superare?

Le scoperte energetiche davanti alle coste israeliane hanno rappresentato una sfida legislativa per Israele stesso. Nuove regolamentazioni sono state necessarie, capaci di equilibrare le esigenze tra interesse pubblico e capitale privato. Ovviamente questo ha richiesto tempo e dibattito, soprattutto tra esecutivo e legislativo. Chiaramente, quando parliamo di mettere insieme tre o quattro Paesi per realizzare un progetto importante come il gasdotto EastMed, siamo consapevoli che ciò comporta un processo di uniformazione legislativa e burocratica. Questioni che, anche grazie a visite come quella di Calenda in Israele, pensiamo di riuscire a superare al fine di raggiungere l’obiettivo strategico principale, condiviso da tutti.

Le scoperte di gas nel bacino del Levante, da Leviathan e Tamar nelle acque di Israele, ad Aphrodite in quelle di Cipro, fino a Zohr in quelle egiziane, hanno fatto crescere l’attenzione per le prospettive energetiche della regione e per il loro impatto sulla sicurezza energetica europea. Che futuro si prevede per la sicurezza energetica di Israele?

Le scoperte energetiche davanti alle nostre coste hanno cambiato completamente il rapporto di Israele con la sicurezza energetica. Da Paese importatore, oggi ci ritroviamo ad essere non solo una nazione con potenziali capacità di autosufficienza, ma anche come prossimo esportatore di gas naturale. Questo imporrà importanti investimenti, ma certamente avrà un ritorno molto importante, non solo per l’economia del Paese – e del singolo cittadino – ma anche per le alleanze regionali. Per un verso aumenterà la sicurezza di Israele stesso – si pensi solo agli attacchi continui dei terroristi contro i gasdotti del Sinai, da cui l’Egitto esporta verso Israele e Giordania – ma rafforzerà anche la cooperazione regionale. Recentemente Israele ha firmato un accordo per esportare il gas proprio verso la Giordania; un accordo che rappresenta indirettamente anche un rafforzamento del Trattato di pace firmato tra Gerusalemme e Amman nel 1994. Inoltre siamo aperti anche ad altri progetti regionali relativi al settore energetico: progetti che, grazie ai comuni interessi, possono favorire la cooperazione con Paesi quali l’Egitto e favorire la stabilizzazione dell’intera regione mediorientale.

Dai progetti energetici al legame con l’Unione europea. Che rapporti politici, oltre che economici, si potrebbero innescare a partire dalla collaborazione energetica?

L’Europa, è noto, punta a diversificare le sue fonti di approvvigionamento. L’interesse di Bruxelles, in particolare dell’Italia, per EastMed, è intrinseco in questo progetto. Un successo in tal senso, quindi, rimetterebbe al centro il Mediterraneo nella geopolitica europea, favorendo processi di integrazione regionale e stabilizzazione. Una strategia che, se riuscirà ad avere pienamente successo, potrebbe innescare processi di crescita economica rilevanti che, indirettamente, potrebbero rappresentare anche parte della soluzione a questioni centrali per la sicurezza della stessa Ue, quali l’immigrazione. L’aspetto fondamentale sarà far comprendere ai policy makers che si tratta di un obiettivo di medio termine che, come tale, richiede un sostegno costante, al di là del colore politico dei governi europei del prossimo futuro.