La natura ignota dei ribelli siriani

di Stefano Magni

15 maggio 2012EDITORIALI

 

Dopo i sanguinosi attentati che hanno segnato la fine della settimana scorsa, nella Siria centrale sono ripresi i combattimenti. A Rastan, i soldati fedeli ad Assad hanno subito gravi perdite: 23 morti, secondo l'Osservatorio per i Diritti Umani siriano. Decine di altri soldati sono rimasti feriti e almeno 3 blindati sono stati distrutti. I combattimenti di ieri seguono una domenica caratterizzata da bombardamenti su Rastan.

Questa volta, però, non è andata come a Homs, dove si era scatenato il massacro: gli insorti sono riusciti a dimostrare di non essere semplici vittime passive della repressione, ma di sapersi difendere militarmente dall'esercito. Questa sarebbe una notizia positiva, per i democratici. Se non fosse che, sabato, è sorto l'ennesimo dubbio: e se il terrorismo islamico avesse ormai pesantemente infiltrato la resistenza ad Assad? Tre giorni fa, infatti, è giunta la rivendicazione del grave attentato di Damasco (55 morti, secondo il bilancio finale), a firma di un'oscura sigla jihadista sunnita, "Jubhat an Nusra". Il giorno dei funerali delle vittime, Adnan Mahmud, ministro dell'informazione di Damasco, ne ha approfittato per attaccare le democrazie: «I Paesi occidentali e gli Stati Uniti, che stringono alleanze per scatenare guerre sul pretesto di combattere il terrorismo, stringono ora alleanze con i terroristi che la Siria deve affrontare». Poche ore dopo gli attentati di giovedì, attivisti, oppositori e ribelli siriani avevano tutti smentito ogni loro coinvolgimento negli attacchi, e avevano invece accusato il regime stesso di esser dietro alle due autobombe che hanno provocato la strage. Il problema è dato dalla confusione di informazioni che giungono dalla Siria. La resistenza ad Assad è divisa al suo interno, il Consiglio Nazionale Siriano (in esilio) ne rappresenta solo una parte.

Il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, esprime grande ottimismo, quando, dopo aver incontrato il leader del Cns Bourham Ghalioun, ha dichiarato che il suo programma: «si basa sulla nuova "covenant" adottata lo scorso marzo a Istanbul dove c'è un'indicazione molto esplicita del pieno rispetto delle libertà democratiche, della costruzione di una nuova Siria basata su una Costituzione democratica, su elezioni libere e il rispetto delle minoranze». Come per la Libia, non si sa quanto il Cns riuscirà a mantenere il controllo sul Paese dopo l'eventuale fine della dittatura. Per ora l'unica azione decisa dall'Unione Europea è un nuovo pacchetto di sanzioni, approvato ieri, contro il regime di Bashar al Assad: è il quindicesimo dall'inizio della crisi.