Page 4 - Opinione del 23-10-2012

i mancava solo il presidio di
Freedom Flotilla Italia davanti
a palazzo Chigi (sponsorizzato
dall’Idv e dalla sinistra dura e pura)
a questa farsa che oramai si ripete
ogni anno in maniera a volte tragi-
ca e a volte tragicomica, con pro-
tagonisti sempre personaggi che si
vogliono distinguere insultando o
calunniando lo Stato di Israele. Do-
po l’epilogo, stavolta indolore, del-
l’abbordaggio della marina israe-
liana, che ha accolto a panini e
pernacchie questi attivisti, adesso è
la volta del ritorno in patria del si-
gnor Marco Ramazzotti Stockel,
un italiano di religione ebraica, fac-
cia ispirata e membro del movimen-
to “ebrei contro l’occupazione”. Da
quando è stato arrestato e poi rila-
sciato e poi rimpatriato avrà rila-
sciato una decina di interviste ad
agenzie e giornali, con tono molto
preoccupato e compreso del pro-
prio nuovo ruolo: quello dell’ebreo
che parla male di Israele. Cercando
anche di avallare maltrattamenti
che da parte delle autorità israelia-
ne, ovviamente, non ci sono mai
stati. Se a questo aggiungiamo che
ancora prima di imbarcarsi aveva
lasciato una sorta di testamento spi-
rituale su YouTube, che si può de-
finire come una requisitoria contro
Israele, abbiamo i contorni del per-
sonaggio. Sul sito di Flotilla Italia
si legge che da oltre 35 anni il no-
stro sfortunato connazionale lavora
C
nel settore della cooperazione, è
sposato, padre di due figli e tiene a
sottolineare di «essere ebreo».
«
Scrivete - si legge sempre sul sito
-
il mio secondo cognome, per fa-
vore, così capiscono
che sono ebreo, e che se lotto
contro l’occupazione, è proprio per
gli ebrei». Stockel ha un passato po-
litico nel Pci e nella Cgil-Filcams.
La religione ebraica, nella fatti-
specie, viene utilizzata dagli altri at-
tivisti, come lasciapassare per una
campagna di propaganda e di men-
zogne contro Israele e sul presunto
assedio di Gaza. Laddove ormai
tutti sanno che a Gaza non manca
nulla per colpa degli israeliani, e se
c’è qualche carenza l’ha decisa la
dirigenza di Hamas.
Che magari fa entrare l’iPhone5,
a 1600 dollari, quando ancora in
Italia non si trovava, facendoci la
cresta e poi taglia la luce e l’acqua
a chi non ha la tessera della propria
fazione politica.
E proprio per Fawzi Barhoum,
un portavoce di Hamas, spiega al
mondo che l’abbordaggio «rappre-
senta un atto criminale di pirate-
ria». Detto da un gruppo di terro-
risti che si comporta come
l’anonima sequestri calabra o sarda
nel sequestrare e spesso uccidere cit-
tadini israeliani, o a rilasciarli dopo
cinque anni e mezzo come nel caso
del cittadino onorario di Roma Gi-
lad Shalit, suona un po’ come quel-
la categoria dello spirito dove il bue
dice cornuto all’asino. Sia come sia,
ancora una volta questa gente della
Freedom Flotilla ha avuto il proprio
quarto d’ora di celebrità. E alcuni
politici italiani hanno potuto curare,
appoggiandoli, il proprio orticello
di voti estremisti. E adesso, benché
a Gaza, la popolazione, di questa
Flotilla cominci a non volerne più
sapere, qui da noi in Italia emeriti
sconosciuti come Ramazzotti Stoc-
kel possono assaporare una cele-
brità tanto intensa quanto effimera.
Tanto se vai contro Israele sei sem-
pre mainstream per la sinistra.
DIMITRI BUFFA
II
SOCIETÀ
II
Al Pdl serve la svolta democratica delle primarie
di
RUGGIERO CAPONE
el centrosinistra regna il caos
e, complici le polemiche sul-
le primarie, sembra proprio che
Bersani abbia perso la bussola. E
se il Pd è alla deriva, di contro il
Pdl è tutto sotto coperta ad atten-
dere la fine del fortunale politico.
«
A breve presenterò una squadra
con elementi politici di grande li-
vello - afferma Angelino Alfano
(
segretario Pdl, Angelino Alfano)
-
che andranno a rafforzare al
meglio i nostri territori sia a li-
vello nazionale che locale. Rifiu-
tiamo le etichette - aggiunge an-
cora - ed impediremo che ci sia
una rilettura di questi anni di Ber-
lusconi con la cronaca nera e la
cronaca rosa». Il Pdl s’è dimostra-
to unito e, tranne qualche “rotta-
matore”, l’intera classe dirigente
ben si guarda dal chiedere azze-
ramenti d’incarichi e cambi di
poltrone. Alfano ha scommesso
sul fatto che porterà il partito
unito fino ad elezioni. «Sono
d’accordo con il presidente del Se-
nato, sulla costituente dei mode-
rati come luogo dove far emerge-
re i contenuti», afferma Angelino
Alfano, per dire che nel Pdl sono
ben accette le proposte alla Re-
nato Schifani (sta lavorando alla
costituente dei moderati), mentre
non trovano ascolto le velleità di
chi vorrebbe riformare dal basso
la classe dirigente, utilizzando le
primarie per attentare alle poltro-
ne di comando del partito. «Se
dovesse venir meno l’ipotesi di
N
una candidatura di Berlusconi, al-
lora rivivrebbe l’idea delle prima-
rie, come metodo per scegliere il
candidato alla premiership», af-
ferma il segretario del Pdl, con-
scio che solo la non presenza di
Berlusconi giustificherebbe una
sorta d’ubriacatura democratica
e, conseguentemente, l’apertura
del Pdl alla base. «I moderati so-
no alla ricerca di un nuovo desti-
no, so per certo che il protagoni-
sta di questi anni, Silvio
Berlusconi, ha detto che per fa-
vorire questa ricomposizione è di-
sponibile a non ricandidarsi, se
questo favorisce l’area dei mode-
rati. Noi chiediamo ai leader
dell’area moderata la stessa visio-
ne appassionata e generosa: ci so-
no due modi per far vincere la si-
nistra, votarli oppure separare i
moderati; noi abbiamo in mente
di far vincere l’area alternativa al-
la sinistra», afferma il segretario
Alfano, evitando di fornire troppi
particolari. Infatti la non ricandi-
datura di Berlusconi non è ancora
certa ed i sondaggi contro il Ca-
valiere sembrerebbero montati ad
arte per distogliere l’attenzione
dell’elettorato dallo scontro in-
terno al Pd. «La scelta è tra due
opzioni: o scende in campo Silvio
Berlusconi o Alfano convoca le
primarie; stiamo segnando il pas-
so e lo stallo determina una situa-
zione negativa», precisa il Fabri-
zio Cicchitto (capogruppo del Pdl
alla Camera), che intanto presen-
ta il manifesto dei LibLab (elabo-
rato da Cicchitto, Renato Brunet-
ta, Stefano Caldoro, Giuliano
Cazzola e Francesco Colucci: tutti
riconducibili all’area socialista e
riformista del Pdl). «Alfano - ha
puntualizzato Cicchitto - deve da-
re uno scossone al partito e scen-
dere in campo per le primarie.
L’alternativa è un impegno in pri-
ma persona di Berlusconi. En-
trambe le opzioni ci troverebbero
concordi. Quello che ci trova in
dissenso è, invece, la mancanza di
scelte». A conti fatti nel Pdl si
contano sulle dita d’una mano
coloro che desiderano le primarie
e la rottamazione della classe di-
rigente: non rientra nella tradi-
zione del centrodestra cambiare
il vertice con sommovimenti della
base. L’elettorato del Pdl predilige
politici di lungo corso, affidabili
e votabili proprio perché da de-
cenni in aule, giunte e consigli. E
non dimentichiamo che l’eletto-
rato di centrodestra poco gradi-
rebbe l’onere di doversi recare al-
le urne per le primarie,
considerando già gravoso il dover
votare alle politiche: non dimen-
tichiamo che la maggior parte de-
gli elettori di centrodestra diserta
le urne nel ballottaggi. Infatti il
centrosinistra ha sempre vinto
quando la tornata elettorale si ri-
solveva col ballottaggio.
E la voglia di tornare ad An?
Anche questa ha tutta l’aria del-
l’invenzione giornalistica. I nota-
bili dell’ex An oggi nel Pdl non
sembra intendano ristrutturare la
vecchia casetta, ormai resa inagi-
bile dagli abusi di Fini (l’inquilino
che l’ha resa invisa all’elettorato).
Piuttosto è nell’area ex An che si
concentrano i nostalgici di Berlu-
sconi, quelli che vorrebbero un
suo nuovo impegno in prima per-
sona. «Io non sono pentito di
aver dato vita al Pdl e non ho in-
tenzione di fare nuovi partiti - af-
ferma a Altero Matteoli (Pdl) in
merito al dibattito interno. Poi,
se il partito vuole cambiare nome,
sono d’accordo, tuttavia se si do-
vesse ripristinare An sarebbe una
iattura. Dentro al Pdl voglio con-
tribuire affinché ci siano le con-
dizioni per continuare, e invito
chi arriva da Fi e An a lavorare
per il partito unico che io vedo
ancora come soluzione vincente».
Sulle voci che vorrebbero la crea-
zione di un direttorio, da porre
alla guida dei cambiamenti del
partito, Matteoli commenta laco-
nicamente: «Se si vuole dar vita
a qualcosa che faccia funzionare
meglio il partito sono favorevole.
Credo che Alfano abbia lavorato
bene, non gli si può rimproverare
nulla. Sono certo che se Alfano
dovesse prendere scelte importan-
ti per il Pdl lo farà d’accordo con
il presidente Berlusconi». Così la
bufera in casa Pd, il confronto tra
Renzi e Bersani, crea tepore tra
Alfano e Casini: il “volo del dia-
logo” ha fatto scalo in Sicilia, do-
ve i due leader sono giunti insie-
me per fare campagna elettorale.
Significa che, anche se Casini par-
teggia per Rosario Crocetta ed
Alfano per Nello Musumeci, do-
po le regionali comunque ci sa-
ranno intese moderate tra Udc e
Pdl.
«
Si sono incontrati in aereo»,
conferma il coordinatore del Pdl
in Sicilia (Giuseppe Castiglione).
Intanto negli ambienti politici del-
l’isola circolano voci di presunti
contatti di Casini anche con Nello
Musumeci (candidato governato-
re sostenuto da Pdl, Pid e la De-
stra). E’ evidente l’alzata dei toni
su primarie e rottamazioni funga
da catalizzatore per le intese tra
moderati, che in politica incarna-
no il «quieto vivere italiano» per
decenni al centro della politica
andreottiana e democristiana in
genere. Così, almeno per il Pdl,
una rigenerata presenza berlusco-
niana si dimostra, e per l’ennesi-
ma volta, l’unica strada per scon-
figgere grillini e rottamatori.
Farsa della FreedomFlotilla:
ora ci tocca il“presidio”Idv
Il Libano infiamme
Obama indifficoltà
L’intera classe dirigente
azzurra, tranne qualche
rottamatore, non vuole
alcun azzeramento
I notabili exAn sembra
non vogliano ricostituire
il vecchio partito fondato
da Gianfranco Fini
K
Freedom Flotilla3
l Libano è ancora una volte in
fiamme. Come impatterà questa
crisi mediorientale con il dibattito
statunitense sulla politica estera?
La violenza a Beirut è scoppiata
all’improvviso: un’autobomba ha
ucciso Wissam al Hassan, capo
dell’intelligence della polizia e altre
sette persone. I mandanti? Il solito
noto: il regime di Bashar al Assad,
in Siria. La guerra civile in Libano,
sempre latente, rischia di scoppiare
di nuovo. Hezbollah, alleato della
Siria, ha creato uno Stato nello Sta-
to. Wissam al Hassan era nel miri-
no perché intento a smascherare
(
dalla primavera scorsa) un com-
plotto ordito dal regime siriano.
Quest’ultimo, messo alle strette, con
la rivolta ad Aleppo e nella stessa
Damasco, ha evidentemente tutto
l’interesse a destabilizzare i suoi ne-
mici. L’omicidio di al Hassan è
dunque un episodio di esportazione
della guerra civile siriana.
La nuova crisi è certamente de-
stinata ad avere un impatto sulla
campagna elettorale americana. So-
prattutto in questi giorni: l’ultimo
dibattito presidenziale televisivo fra
Barack Obama e Mitt Romney, ieri
sera, era incentrato proprio sulla
politica estera. Il presidente in ca-
rica difende la sua strategia medio-
rientale e il Libano è un banco di
prova importante. La sua presa di
posizione contro il regime siriano
ed Hezbollah lo rende popolare agli
I
occhi della maggioranza della po-
polazione locale. Il suo tasso di po-
polarità resta il più alto in tutto il
Medio Oriente: 39%, secondo il
sondaggio del Pew Research Center.
Tuttavia anche i repubblicani han-
no qualcosa da dichiarare: è stata
l’amministrazione Obama a voler
sdoganare la dittatura di Bashar al
Assad, ripristinando regolari rap-
porti diplomatici con Damasco. La
normalizzazione” ha coinvolto an-
che il Libano, dove Hezbollah è im-
punemente entrato nel governo di
coalizione, pur avendo perso le ele-
zioni del 2009. Solo con lo scoppio
della Primavera Araba in Siria, un
anno e mezzo fa, l’amministrazione
statunitense ha cambiato rotta.
Troppo tardi. La regione era già de-
stabilizzata, con il potenziamento
di Hezbollah da parte della Siria.
STEFANO MAGNI
L’OPINIONE delle Libertà
MARTEDÌ 23 OTTOBRE 2012
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