Pagina 2 - Opinione del 5-8-2012

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essuno penserebbe mai che
Elton John, Brian May, Ro-
bert Plant o Pete Townshend ab-
biano bisogno di denaro. Eppure
la pirateria deve aver disturbato
anche loro, e qualche altro collega
britannico. Come in altre occa-
sioni hanno fatto i loro omologhi
italiani, Sir Elton e compagnia
hanno deciso di metterci la faccia,
o quanto meno la firma. Hanno
preso carta e penna e hanno scrit-
to una lettera a David Cameron,
chiedendo formalmente che il go-
verno si attivi per arginare con-
cretamente e una volta per tutte
il fenomeno della pirateria legata
al mondo della musica.
Gli argomenti presentati dalle
veterane star della musica sono
un po’ scontati ma, sotto certi
punti di vista, del tutto compren-
sibili e facilmente estendibili a
qualsiasi paese che abbia fatto
della discografia un’industria fio-
rente e redditizia, compresa l’Ita-
lia. Scrivono che l’industria della
creatività rappresenta un settore
in grado di creare posti di lavoro
e stimolare l’economia; che il Re-
gno Unito è ancora forte nel mer-
cato globale legato alla musica,
anche grazie a giovani artisti co-
me Adele; che tutto il potenziale
racchiuso nei confini britannici
va però salvaguardato con una
forte e decisa azione in favore del-
le leggi sul copyright.
Nel penultimo paragrafo della
breve missiva fanno, in buona so-
stanza, le veci dell’industria di-
scografica. Quest’ultima vorrebbe
che gli
internet service provider
bloccassero i siti di
sharing
, con-
tribuendo così a punire gli utenti
che condividono illegalmente mu-
sica protetta da copyright. Vor-
rebbe anche che da tutti i siti che
forniscono questo tipo di servizio
illegale fossero ritirate tutte le
N
pubblicità in grado di tenerli in
piedi. Non solo, l’industria spinge
anche perché i motori di ricerca
censurino le parole chiave della
pirateria online, togliendo dalle
liste di ricerca quei siti colpevoli
del reato di pirateria. Dopo il ri-
ferimento all’inasprimento delle
pene, ammorbidiscono i toni e
tengono a precisare che sono or-
gogliosi della cultura del loro pae-
se.
Il loro riferimento alle giovani
star britanniche è abbastanza cu-
rioso. Chissà se sono tutte d’ac-
cordo con i dinosauri della disco-
grafia made in UK. Sono passati
ormai tanti anni da una partico-
lare intervista rilasciata dalla gio-
vane e brava cantante R&B Joss
Stone, originaria di Dover, vinci-
trice di Grammy e ragazza dai
milioni di dischi venduti in tutto
il mondo. Era il 2008 quando un
reporter le chiese cosa ne pensava
della pirateria, dello sharing, in-
somma di chi condivide musica
violando il copyright. La Stone
fece un’espressione abbastanza
disinteressata e dopo un paio di
secondi disse: «Lo adoro. Credo
sia eccezionale e ti dirò perché.
La musica va condivisa».
IRENE SELBMANN
di
GIUSEPPETALARICO
e immagini e le notizie prove-
nienti dalla città di Aleppo in
Siria, dove nei giorni scorsi con inu-
sitata crudeltà e spietatezza è stata
attuata la repressione violenta con-
tro i ribelli che invocano la fine del
regime di Bashar al Assad, ha pro-
vocato indignazione e orrore nella
comunità internazionale. Viste le di-
mensioni che sta assumendo il con-
flitto all’interno dei confini della Si-
ria, dove sono state uccise, in oltre
17 mesi di duri combattimenti,
20mila persone, non è pensabile che
la comunità internazionale rimanga
inerte. Né è immaginabile che le
maggiori potenze mondiali possano
continuare a tollerare il regime di-
spotico e illiberale di Assad. Infatti
nel corso della campagna elettorale
negli Usa, Barack Obama ha riven-
dicato, sul tema delicato della po-
litica estera, come un merito della
sua amministrazione, il processo
politico scatenato dalle primavere
arabe, con la capitolazione dei re-
gimi autoritari in Tunisia, Egitto e
Libia. Tuttavia nella comunità in-
ternazionale la posizione di fronte
al dramma della Siria non è univo-
ca. Al Consiglio di Sicurezza del-
l’Onu, sia la Russia sia la Cina han-
no opposto il veto, perché non
fossero approvate le sanzioni contro
il regime di Assad. Inoltre si è deciso
di non prolungare la missione degli
osservatori dell’Onu sul teatro del
conflitto siriano. Per Barack Obama
è essenziale che entro il mese di no-
vembre possa giungere al termine
la guerra civile in Siria e che vi sia
la definitiva capitolazione del regi-
me di Assad. Ciò che desta preoc-
cupazione nella comunità interna-
zionale e grande inquietudine, vista
la posizione della Siria nell’area in-
stabile e ingovernabile del Medio
Oriente, sono le conseguenze geo-
L
politiche che la caduta di Assad e
del suo regime e la possibile fran-
tumazione del territorio della Siria
potrebbero avere e produrre. Per la
Turchia sarebbe pericolosa e inac-
cettabile la costituzione di un’entità
curda in grado di congiungersi, nel-
la parte meridionale del suo terri-
torio, con quella esistente nel nord
dell’Iraq. La Turchia ha assicurato
il proprio sostegno agli esponenti
dell’Esercito Libero della Siria, im-
pegnato contro il regime di Assad.
Essendo Assad un alawita (setta
islamica emanazione dello sciismo),
la caduta del suo regime avrebbe
l’effetto prevedibile di accrescere
l’isolamento dell’Iran, Paese nel
quale gli sciiti hanno il dominio as-
soluto. Ora il principale timore che
si sta diffondendo nella comunità
internazionale riguarda il rischio e
la possibilità che il regime di Assad
possa essere soppiantato da un go-
verno dominato dai sunniti e sog-
getto al disegno politico perseguito
da Al Qaeda. Secondo le valutazioni
degli esperti e dell’intelligence, gli
esponenti di Al Qaeda mirano a co-
stituire un dominio politico, una
volta che sia caduto Assad, sia in
Siria sia in Iraq. Scenario che non
può che destare timori e preoccu-
pazioni. Si consideri, inoltre, la cir-
costanza che l’attuale regime siriano
possiede armi chimiche, che potreb-
bero finire in Libano nella mani de-
gli Hezbollah e in Palestina nella
disponibilità di Hamas. Di fronte
ad un probabile sviluppo in tal sen-
so della crisi siriana, quale posizione
assumerebbe Israele? Che Assad sia
costretto a ritirare le sue truppe dal
Golan è una notizia positiva. In
ogni caso non potrebbe mai tolle-
rare un regime sunnita corrivo e su-
pino ai disegni politici perseguiti da
Al Qaeda. Inoltre nel caso in cui le
armi chimiche, oggi in possesso del
regime di Assad, dovessero finire
nelle mani di Hezbollah, Israele non
esiterebbe, per tutelare la propria
sicurezza, ad invadere il Libano, co-
me in passato è avvenuto. Anche
all’inizio degli anni Ottanta, quando
cadde in Iran il regime dello Shah,
sembrava che alla fine sarebbe po-
tuta trionfare la democrazia liberale.
Invece venne instaurata una teocra-
zia islamica, che, oltre a rappresen-
tare un pericolo per la comunità in-
ternazionale, mira a distruggere lo
Stato di Israele. In Siria la comunità
internazionale deve impegnarsi per-
che la rivolta del popolo contro il
regime di Assad sfoci nella costitu-
zione e nella nascita di un’autentica
democrazia, in cui possano convi-
vere pacificamente le diverse etnie
religiose. La comunità internazio-
nale non può consentire che conti-
nui la politica crudele e violenta del
regime di Assad fondata sulla re-
pressione, le cui vittime sono gli in-
colpevoli cittadini siriani.
II
SOCIETÀ
II
K
Corteo pro-regime
Elton John, BrianMay,
Robert Plant e Pete
Townshend scrivono
a David Cameron
per chiedere un giro
di vite contro
la condivisione
online della musica
segue dalla prima
Governi incompresi
(...) da una sorta di collettivismo strisciante
che neppure l’esecutivo in carica è stato
in grado di intaccare, ingolfato sempre più
in una infinite serie di trattative con i par-
titi, i sindacati e le tante lobby parassitarie.
Nell’ambito di una simile condizione, in
assenza di un quadro politico in grado di
portare avanti le necessarie riforme strut-
turali, che per noi liberali consistono es-
senzialmente in una riduzione drastica del
perimetro pubblico, non si possono certo
biasimare i mercati perchè tendono a chie-
dere un surplus nei confronti dei nostri ti-
toli pubblici. Occorrerebbe invece pren-
dersela con chi, oggi come ieri, continua
a cullarsi nella nefasta illusione di riuscire
ad esorcizzare le italiche difficoltà a colpi
di luoghi comuni o di frasi fatte. Non è
certamente questa la strada per uscire de-
finitivamente dai guai.
CLAUDIO ROMITI
La nuova Somalia
(...) In questo contesto, il Gruppo interna-
zionale di contatto sulla Somalia, foro pe-
riodico di consultazioni e coordinamento
fra gli attori internazionali maggiormente
impegnati a favore del processo di pace in
Somalia, riunitosi recentemente a Roma,
ha espresso un cauto ottimismo in merito
allo stato di attuazione del processo di ri-
forme. Dopo il 20 agosto la comunità in-
ternazionale dovrà pertanto individuare
le azioni più incisive per gestire il periodo
post-transitorio. La presenza delle Nazioni
Unite potrà concretizzarsi in una nuova
missione di peace keeping o in un mandato
rafforzato del proprio ufficio per la Soma-
lia (Unpos).
Nel complesso, il quadro corrente marca
un progresso considerevole rispetto alle
condizioni di partenza. Non di meno la si-
curezza, pur registrando discreti incremen-
ti, rimane l’aspetto che preoccupa mag-
giormente la comunità internazionale, i
cui sforzi sono concentrati sulla durevo-
lezza dei risultati, senza la quale ogni altra
riforma sarà effimera. I risultati conseguiti
a Mogadiscio devono quindi essere esten-
sibili ad altre regioni. L’impegno più signi-
ficativo in materia continuerà ad essere
assicurato dalla missione AmiSom, finan-
ziata per un terzo dall’Unione europea, la
cui efficacia militare è stata confermata
dalle recenti sconfitte delle forze di Al Sha-
baab, ben ancora arroccate però a Chisi-
maio, uno dei principali porti commerciali
somali.
Con tutte le incertezze possibili, il successo
della road-map e le conseguenti riforme,
l’azione militare e la progressiva frammen-
tazione interna al movimento terroristico
somalo, potrebbero far ben sperare nel fu-
turo di un paese purtroppo ora annoverato
tra gli “stati falliti”.
FERDINANDO FEDI
Siria, un dramma con tanti
possibili finali catastrofici
I matusa del rock
contro Internet
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DOMENICA 5 AGOSTO 2012
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