Due pesi e due misure tra Hotel Champagne e accessi abusivi all’Antimafia

mercoledì 6 marzo 2024


“Strano” che non si sia notato: quando scoppiò lo scandalo delle chat di Luca Palamara e delle riunioni riservate tra magistrati di area moderata, all’interno del notissimo Hotel Champagne a Roma, per decidere, o tentare di farlo, nomine varie in seno al Csm, ci fu una reazione inferocita nella magistratura.

E in breve tempo si passò a processi sommari di piazza e ad epurazioni sistematiche. Stile “Vite degli altri” nella Ddr. Il primo a cadere fu ovviamente Palamara stesso. Ma in generale, se una qualunque tra le toghe nelle chat − che magari aveva telefonato a Palamara per dirgli se lo invitava a cena quella data sera − veniva nominato nelle conversazioni si trovava fuori automaticamente dai giochi di corrente per le nomine al Csm. E questa cosa è andata avanti per un pezzo e anzi forse ancora è in vigore.

Bene adesso avete visto qualcosa del genere? A una settimanella della disvelazione del fatto che in seno all’Antimafia lavora gente che fa migliaia di accessi informatici illeciti – per caso sempre ai danni di politici moderati – e che forse persino alcuni magistrati sono coinvolti?

Le reazioni stavolta sono felpate. Aiutate nella loro felpatezza anche dall’omertà della maggior parte dei giornali. E dall’interesse comune di parte dei magistrati − protagonisti e poi in politica − con certo modo di fare stampa e trasmissioni televisive. I giornalisti poi si rifugiano dietro la libertà di stampa. Svilendola a foglia di fico. Di fatto tutti vogliono difendere sé stessi dal sospetto di fare giornalismo “a umma a umma” con gli investigatori. Come nelle vignette di Jacovitti in cui si vede il pistolero con la pistola fumante su cui soffia e che strizza l’occhio al vicino negozio di bare che reca questa insegna: “Voi li impiombate io li sotterro”.

E adesso non ci si venga a dire nemmeno che nessuno sapesse dell’esistenza come prassi decennale di questi accessi informatici abusivi. Non si vorrebbe vedere uno stormo di colleghi che cadono dalle nuvole. Il sospetto è che tutti ne fossero consapevoli e talvolta ammiccanti. Come nel segreto di Pulcinella.

I magistrati, alcuni magistrati, favoriscono i giornalisti, ma solo alcuni di loro, e in cambio ricevono quel tipo di visibilità che facilmente li può portare nelle istituzioni, soprattutto in Parlamento. È una scorciatoia per entrare in politica. Come è una scorciatoia, per tentare di vendere più copie di un qualsivoglia prodotto editoriale, riempire copertine e prime pagine (e trailer video) di rivelazioni e di pettegolezzi, specie sessuali.

Come finirà questa storia degli accessi abusivi e dell’Antimafia (che tra parentesi come apparato globale già era inciampata su una serie di scandali per la gestione dei beni sequestrati ai clan)? Lo sapremo solo vivendo.


di Dimitri Buffa