Clima di paura e danni alla salute mentale

Vittorio Sgarbi, nel corso di “Quarta Repubblica”, in onda su Rete 4, si è detto fiducioso in merito ad una sostanziale attenuazione delle più demenziali misure restrittive in atto, dopo aver incontrato il premier incaricato, Mario Draghi. Una speranza che, valutando il diverso calibro dell’ex presidente della Banca centrale europea (Bce) rispetto a chi lo ha preceduto, condivido pienamente. D’altro canto, perdurando il folle regime sanitario imposto dal defunto Governo giallorosso, i danni economici, sociali e psicologici – come sottolineato nell’intervento di Sgarbi – saranno catastrofici.

Proprio sotto quest’ultimo aspetto, varie autorità che operano nel campo della salute mentale lo stanno inutilmente sottolineando da molti mesi. A tale proposito, ho chiesto un parere a Raffaele Bottoloni, responsabile dei servizi di Riabilitazione psichiatrica dell’Area nord dell’Umbria. “Non ho in mano dati statistici nazionali – ha detto – tuttavia dal mio punto di osservazione segnalo due fenomeni ben caratterizzati: da un lato, una decisa crescita delle richieste di sostegno, molte delle quali basate su segnali di disagio decisamente anomali rispetto al passato e che coinvolgono in gran parte soggetti giovani. Dall’altro lato, e la cosa mi colpisce in modo diretto, il rallentamento nelle attività riabilitative imposte dai protocolli anti-Covid sta penalizzando in maniera preoccupante i nostri pazienti”. In estrema sintesi, il dottor Bottoloni spera che si esca al più presto da questo clima di terrore il quale, anche a mio parere, sta producendo diffusi danni psichici i cui gravi effetti non sono ancora ben visibili, ma che non tarderanno a manifestarsi in tutta la loro ampiezza.

D’altronde, la comunicazione terrorizzante che stiamo ancora subendo, con la complicità di una informazione in gran parte prona su questa linea, non può che generare mostri nella testa di chi soffre di ansia, depressione, ipocondria e di tutta una serie di disturbi ossessivo-compulsivi. Disturbi che, spesso, vengono poco avvertiti in una condizione di relativa normalità, ma in una perenne condizione di allarme essi rischiano di sfociare in vere e proprie patologie. Tutto questo si sarebbe potuto evitare se, anziché descrivere il Sars-Cov-2 come una variante ancor più letale della peste bubbonica, si fosse usato un linguaggio di verità, basandosi sui numeri e sull’esperienza scientificamente acquisita. Esperienza che, come nel caso degli altri Coronavirus, avrebbe dovuto suggerire un approccio ben più rassicurante di quello adottato. Invece è accaduto che presunti luminari, come Walter Ricciardi, consigliere per l’emergenza Covid del ministro della Salute, Roberto Speranza, andavano in tv a raccomandare di lasciare scarpe e vestiti fuori della porta di casa, onde evitare il contagio. Altri professionisti della paura, pensiamo al virologo esperto di zanzare, Andrea Crisanti, hanno predicato a lungo la necessità di indossare guanti e mascherina anche in casa.

Ora, se a tutto questo uniamo alcuni demenziali obblighi decisi dall’Esecutivo di Giuseppe Conte, Rocco Casalino & company, ad esempio quello di usare la stessa mascherina anche all’aperto, si realizza una miscela comunicativa assolutamente esplosiva, inducendo una sorta di colossale paranoia collettiva nei confronti di un virus, che viene raffigurato come una sorta di radiazione nucleare presente nell’aria che respiriamo. Tanto è vero che, ancora oggi, si vedono individui anche molto giovani che indossano la mascherina – divenuto il simbolo dell’oppressione sanitaria – pure quando guidano l’auto in perfetta solitudine. Queste persone, impaurite e disorientate da un bombardamento di messaggi contraddittori e fuorvianti, vivono sulla propria pelle una tale psicosi che sono portati a credere che il Sars-Cov-2, il quale si comporta come tutti gli altri virus respiratori di origine animale, circoli indisturbato all’aria aperta, pronto a devastare il malcapitato di turno. Occorre mettere fine a tutto questo, con un nuovo Governo che ponga al centro non solo l’economia ma anche la salute mentale di un popolo in preda ad una isteria collettiva indotta, malgrado i numeri della pandemia appaiono ogni giorno che passa sempre più rassicuranti.