Le brioches di Maria Antonietta e l’Iva di Conte

Maria Antonietta d’Asburgo, moglie di Luigi XVI, propose di dare delle brioches al popolo che chiedeva pane. Giuseppe Conte, presidente del Consiglio di un Governo italiano che conta tra i suoi esperti e consulenti il valente Rocco Casalino e squadre di manager di altissimo livello, ha pensato bene di cercare di accontentare la richiesta di consumi da parte di un popolo che teme una crisi economica più devastante di quella provocata dal coronavirus, proponendo una riduzione delle aliquote dell’Iva. In comune tra la Maria Antonietta della storia ed il Mario Antonietto del presente c’è la tendenza a risolvere con qualche battuta estemporanea i problemi più complessi evitando accuratamente di compiere esami e studi accurati ed approfonditi delle questioni sul tappeto.

Nessuno discute sulla efficacia, per il rilancio dei consumi, di un taglio dell’Iva. Ma di quanto dovrebbe essere questo taglio e su quali tipologie di prodotti andrebbe applicato. E, soprattutto, come rilevano le persone più assennate, perché ipotizzare una riduzione delle entrate fiscali senza indicare preventivamente le coperture e non inserire questa prima riduzione della pressione fiscale all’interno di quella complessiva riforma del fisco che dovrebbe liberare gli italiani dal peso esorbitante delle richieste dello Stato e fornire l’ossigeno necessario alle imprese ed ai singoli cittadini per rilanciare lo sviluppo e la crescita indispensabili alla esigenza di strappare il Paese alla gravissima recessione in atto?

Gli Stati generali avrebbero dovuto fornire indicazioni concrete sul progetto della riforma fiscale. Invece si sono conclusi con la battuta alla Maria Antonietta. A dimostrazione che aveva ragione Marx quando sosteneva che quando la storia si ripete la tragedia si ripresenta sotto forma di farsa. Favorita dal Casalino di turno.