I diversamente attaccati alla poltrona

Preso atto della decisione irrevocabile espressa da Matteo Salvini di staccare la spina all’attuale Governo, il tentativo di almeno rallentare la crisi proponendo un drastico taglio dei parlamentari messo in piedi dai grillini appare piuttosto ironico. In pratica i diversamente attaccati alle poltrone, dato che loro nulla hanno a che vedere con la vecchia politica, che si aggrappano disperatamente al relitto di una riforma costituzionale che punta a ridurre le poltrone medesime.

Se non ci venisse da piangere osservando le condizioni del Paese dopo oltre un anno di riforme fasulle e di incertezza sparsa a piene mani dai geni della lampada al potere, dovremmo sbellicarci dalle risate di fronte all’ennesimo paradosso di codesti scappati di casa a 5 Stelle. Personaggi politicamente impresentabili i quali, dopo aver ottenuto una valanga di voti sbandierando la loro presunta superiorità di uomini comuni, una volta arrivati ai vertici del sistema democratico sono stati in grado di ingoiare qualunque rospo pur di restarci il più a lungo possibile. Si sono persino inventati la fasulla opposizione parlamentare alla Tav, ben sapendo che i numeri per bloccare questa importante opera strategica non c’erano, tanto per tenersi i pochi elettori rimasti loro e sperando di non irritare più di tanto l’alleato/serpente leghista.

Ma oramai il giochino demagogico degli epigoni di Beppe Grillo, basato su proposte e tesi falsamente risolutive, come per l’appunto quella di ridurre il numero di deputati e senatori, sembra non incantare più buona parte di chi li aveva sostenuti fino alle trionfali elezioni del 2018. Sbaglierò, ma credo che dopo parecchi mesi passati a raccontare balle, bloccare importanti opere infrastrutturali e a combinare pasticci nei tanti dossier economici di loro competenza, i pentastellati si siano ben qualificati agli occhi di un elettorato che non appare più disposto a concedere la suo fiducia al buio.

Dopo aver toccato con mano che il reddito di cittadinanza non era tale, che la povertà non è stata affatto abolita, che nessun nuovo boom economico è alle viste e che la corruzione non si debella per decreto legge, non credo che oggi siano in molti a prendere per oro colato le parole di Luigi Di Maio espresse in merito al citato taglio dei parlamentari: “C’è una riforma a settembre, fondamentale, che riguarda il taglio definitivo di 345 parlamentari. È una riforma epocale con cui facciamo risparmiare agli italiani mezzo miliardo in 5 anni. Soldi che possono essere usati per le scuole, gli ospedali, le strade e non gli stipendi dei politici”.

Ovviamente il sempre più traballante capo politico dei grillini si guarda bene dall’aggiungere che se le Camere approvassero tale riforma sarebbero poi necessari ulteriori tre mesi per una seconda lettura, con il rischio concreto di arrivare ad un referendum confermativo, qualora nelle stesse Camere non si raggiungessero i due terzi dei consensi. A quel punto le tanto temute elezioni anticipate verrebbero posticipate alle classiche calende greche. Tuttavia, siamo sicuri che alla base della nobile iniziativa dei pentastellati, la quale in realtà sul piano del nostro colossale bilancio pubblico farebbe risparmiare qualche briciola, vi sia solo un puro e disinteressato spirito di servizio. Le poltrone a loro non interessano affatto, parola di giovane marmotta.