Lega, attenti al Conte!

Sì, è vero, qualcosa si muove nella pentola governativa e non a caso il direttore ha parlato di prove tecniche di opposizione a Salvini. In un’opera di logoramento dello stesso.

Intendiamoci: la vera accelerata al tutto è stata data qualche giorno fa da alcuni fatti non secondari che hanno portato il vicepresidente del Consiglio al centro di una sorta di pre-crisi o, meglio, a un pericolo per il Governo. Innanzitutto Matteo Salvini non ha detto la verità sui suoi effettivi rapporti con Gianluca Savoini e, contestualmente, il Premier Giuseppe Conte lo ha per di così smentito specificando che quel personaggio, impegnato a nome della Lega a discutere di soldi e di petrolio, era stato invitato alla cena a Palazzo Chigi in onore di Vladimir Putin come richiesto proprio da Salvini, sia pure per tramite del suo “consigliere per le attività strategiche”, nonché amico di Savoini, Claudio D’Amico.

Ne è derivato un polverone che, a detta di qualcuno, potrebbe anche favorire Salvini, nel quadro dell’attuale clima di suggestione prodotto dei network dove verità e bugie si accavallano in un gioco tanto più martellante quanto più la non politica odierna lo delega a un compito che non è il suo, cioè alla politica tout court, con tanto di rivelazioni (si fa per dire) circa la tangente di 65 milioni di euro per appoggiare la politica anti Ue di Putin mentre, almeno fino a ieri, crescevano i sondaggi sempre più favorevoli alla nuova Lega salviniana e sempre meno agli alleati pentastellati al governo.

In questo contesto non poteva e non può rimanere sullo sfondo politico proprio un Presidente del Consiglio, avvolto in una sorta di operoso silenzio per non disturbare i suoi due “vice”, chiamati anche i due cannonieri per le uscite a getto continuo di dichiarazioni, messaggi, spot, ordini, indicazioni da onorare secondo gli schemi di quella che un tempo si chiamava la politica spettacolo.

C’è stato, in verità, un fatto che non poteva non irritare il presidente Conte, vale a dire l’iniziativa salviniana di convocare al Viminale una riunione per un confronto fra le parti anticipando i contenuti della riforma fiscale e contrapponendo una piattaforma di politica economica i cui contenuti non potrebbero, non possono che collocarsi come la seconda mossa “politica”, ovvero della riduzione fiscale, dopo quella sul controllo dell’immigrazione verso il nostro Paese.

Mosse che per non pochi osservatori possono indicare un ricompattamento di una coalizione di centrodestra futura, così da affrontare con maggiori possibilità di successo quella sfida elettorale che tutti come sempre negano, ma che sta nelle cose. Se le cose dovessero seguire questo corso, ovviamente; ma che si sta tentando da diversi settori in un quadro, peraltro, che vede un Salvini con smalto meno brillante dovuto, appunto, ad un logoramento che, dal Metropol moscovita in poi, si sta conducendo da diverse parti.

Da ciò i toni diversi, più alti, assunti da Palazzo Chigi nei confronti del capo della Lega nonché vice nello stesso Palazzo, anche a proposito di una commissione parlamentare d’inchiesta sui finanziamenti alla Lega (e/o a tutti i partiti), in un contesto nel quale si avvertono segnali di possibili intese in Parlamento fra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico e già qualcuno accenna a un dopo, ovvero a future ipotesi che prevedrebbero una conferma di Conte alla Presidenza del Consiglio insieme ai titolari degli Esteri e dell’Economia, per di più graditi al Quirinale.

Ancora una volta, è proprio il caso di ripeterlo, le punture giudiziarie sono le più dolorose ma anche e soprattutto le più pericolose non solo e non tanto per i riflessi in Parlamento, quanto e specialmente in quelli interni allo stesso Esecutivo nel quale la palma del giustizialismo è detenuta, anche apertis verbis, da quei grillini che non hanno le idee chiare a proposito di riforme vere, fino ad ora rimaste allo stadio di promesse, ma sono chiarissime ed esplicite a proposito della “giustizia che deve fare il suo corso” senza guardare in faccia a nessuno.

Ipotesi, chiacchiere, pourparler di cui, tuttavia, uno come Salvini non può non tener conto. E lo stesso dicasi per chi sta seduto ai vertici di Palazzo Chigi. Pensando al dopo.