Capitalismo morente e democrazia agonizzante

Negli ultimi giorni perfino pezzi da novanta della politica vanno sentenziando che il capitalismo è morto e la democrazia liberale agonizza. Trapassati e in via di trapasso?

Il presidente russo, uno che ha fatto pratica di capitalismo sfrenato nell’oligarchia postbolscevica avendolo studiato teoricamente nell’università comunista dello spionaggio, sostiene che la democrazia liberale è ormai un ferrovecchio. Sottintende che, standogli a cuore il capitalismo amicale, debba salvarlo abolendo le libertà politiche? Più tranchant (affilato, trattandosi d’un francese) il ministro parigino dell’economia, Bruno Le Maire: “Il capitalismo, nella versione attuale, è morto”. Questi due non ricordano anche a voi la celebre battuta di Woody Allen “Dio è morto, Marx è morto e anch’io non mi sento troppo bene”?

Strano mondo il mondo d’oggi. Il ministro dell’economia (dell’economia!) della democrazia liberale che proclamò i diritti dell’uomo e del cittadino dichiara morto il capitalismo, come lo vede lui. Il presidente di una finta democrazia dichiara morto non il capitalismo, ma il liberalismo, come lo vede lui. A tacere dei cinesi, che non si pronunciano, ma sfruttano il capitalismo abbastanza bene e del liberalismo fanno a meno del tutto.

I politici, specie se governanti, salvo rare eccezioni, sono i meno adatti a definire i concetti di democrazia e liberalismo, se non altro perché sono obnubilati dal potere, che fa vedere loro il proprio tornaconto, non il guadagno generale o la perdita per tutti. Qui soccorre, come sempre in tal genere di cose, Friedrich von Hayek che nella sua bibbia della libertà umana cita Ortega y Gasset di Spagna invertebrata, il quale è stato a riguardo tanto eloquente quanto icastico: “Liberalismo e democrazia sono due cose che all’inizio non hanno nulla da spartire, ma che finiscono con l’assumere due significati in antagonismo reciproco, per quanto riguarda le rispettive tendenze. Sono due risposte e due domande del tutto diverse. La democrazia risponde alla domanda ‘Chi deve esercitare il potere pubblico?’ nel modo seguente: ‘L’esercizio dei poteri pubblici spetta ai cittadini nel loro insieme’. Il liberalismo risponde a un altro interrogativo. Indipendentemente da chi li esercita, quali dovrebbero essere i limiti dei pubblici poteri? Ed ecco la sua risposta: ‘Sia nelle mani di un autocrate o in quelle del popolo, il potere pubblico non può essere assoluto, l’individuo ha dei diritti che sono al di sopra e al di là di qualsiasi interferenza dello Stato”.

Quando Putin afferma che la democrazia liberale appartiene al passato, egli non dà né un giudizio storico né un giudizio politico, ma fotografa se stesso allo specchio. Infatti il suo potere, sia dal punto di vista democratico sia dal punto di vista liberale, non supera l’esame di maturità, sicché egli scambia l’essere con il dover essere.

Quanto a Le Maire, egli non dice niente di nuovo ma adatta all’oggi le fallaci critiche ottocentesche già preconizzanti la fine del capitalismo, che invece non solo ha rifiutato di morire, ma anzi ha conquistato le nazioni incaricate di dimostrarne la caducità: Russia e Cina.

Pare proprio che il capitalismo, con i sui difetti, abbia stravinto e domini il mondo (la storia, quanto a questo, è davvero finita!), mentre la democrazia soffra non a causa del liberalismo, ma della sua mancanza.