Governo: pace fatta, anzi no

Allo scandalo della rissa tra vicepresidenti del Consiglio, ministri e partiti della cosiddetta maggioranza governativa, ha fatto seguito lo scoppio della pace. Non meno scandaloso.

Che un personaggio fin da allora pressoché ignoto, un Presidente del Consiglio sin dal primo giorno subordinato ai suoi “vice”, nominato, con una procedura abnorme, di cui Sergio Mattarella porta le responsabilità (che sono quelle della qualità del prodotto, in parte, almeno, determinato da tale anomalia) con una conferenza stampa in cui ha “minacciato” i suoi ministri di andare e mandare tutti a casa se non avessero smesso di litigare, abbia di colpo fatto seguito la pace è cosa scandalosa quanto la rissa. Perché è la prova lampante che Lega e Movimento Cinque Stelle litigavano per litigare, secondo un gioco delle parti a dir poco vergognoso, sulla pelle degli italiani, per mostrare i muscoli e fare i duri. Ciò malgrado non è che mancassero profondi ed anche insanabili motivi di dissenso. Sui quali, magari, stanno sorvolando. Ammesso, naturalmente, che abbiano sul serio programmi e finalità.

Questa recita, con scene di guerra e di pace, giustifica le peggiori diagnosi. Voci di una regìa esterna, da ritenere infondate appunto perché “voci”, sono corse e non sono servite e non servono a migliorare la situazione. La realtà è che, quando non si hanno idee maturate e messe alla prova, quando si cerca giorno per giorno il successo presso l’elettorato, quando si vuole coprire la propria incapacità ed ignoranza, ciascuno fa ricorso a propositi e fantasie preferibilmente collidenti. Anzi, fa ricorso alla collisione quale giustificazione della propria presenza.

Pace fatta all’improvviso? Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno persino ricominciato a parlarsi; gatte da pelare, vere ed ineludibili, ne avrebbero. Ma non è per questo che evitano di far ritornare alla ribalta dissensi e scontri. L’Europa, nella quale rapidamente abbiamo saputo perdere quel tanto di potere e di gradita presenza che finora vi avevamo, ha condannato senza appello tutto quanto questo Governo ha fatto finora. Condannando il disastro contabile e quella economia che gli dovrà far seguito. È una condanna che non si elude lanciando insulti, facendo e rinnovando professioni di noncuranza, di sovranismo strafottente fuori luogo. L’Europa non ci pone delle gabbie per il gusto di limitare la nostra “sovranità”. Ammonimenti e condanne europee sono quelle che i nostri organismi economici hanno già fatto pervenire al Governo che risponde contestando stoltamente le “stime”. C’è da ritenere che senza il fatto di dover rispondere all’Europa i nostri bilanci sarebbero già saltati in aria per le malefatte di questa gente.

Oggi pare che Salvini abbia fatto la sua grande scoperta di finanziere-economista. Vuole l’emissione dei minibond. E con i minibond pagare debiti, appaltatori e creditori vari. Che significa minibond? Significa più o meno “carta-moneta”. Cioè carta straccia. La moneta cartacea, infatti, non è altro che un titolo di credito verso lo Stato o verso la banca di emissione. Varia magari la taglia. Ma la sostanza e l’uso dei minibond è quello della cartamoneta. Così, accanto alla moneta europea (per la quale si combatte perché non sia coinvolta in disastri inflattivi) alla moneta, cioè n. 1, dovrebbe emettersi e farsi circolare una moneta n. 2. Che questo non significhi di per sé inflazione, così poter continuare a parlare di una sola massa delle due circolanti è semplicemente demenziale.

La “scoperta”, non so se di Salvini o di Di Maio, della “moneta bis” da aggiungere a quella legale ma da non considerare tale chiamandola “minibond”, mi fa pensare ad un precedente storico, uno dei più gravi scandali dell’Unità in poi: lo scandalo della Banca Romana (allora una delle banche di emissione). Il ragionier Bernardo Tanlongo che la presiedeva, per sovvenzionare uomini politici e anche, pare, i vizietti di Sua Maestà Umberto I, fece stampare il duplicato di una quantità di biglietti di banca (li si faceva fare a tipografie inglesi). Furono coinvolti uomini politici come Crispi e Giolitti (nemici tra loro quasi come Salvini e Di Maio). Nessuno, credo, fece il calcolo dell’effetto inflattivo di quella che rimane una operazione da falsari, casualmente scoperta.

Né le proporzioni di quei precursori di minibond (non camuffati ma “vera” moneta n. 2 con numeri di matricola ripetuti) furono paragonabili a quelle dei progettati “minibond” di oggi. Speriamo che questo richiamo di un precedente storico non induca Salvini e, magari, anche “’o bello guaglioncello” Di Maio, a convincersi di essere dei nuovi Crispi e Giolitti. Che, benché, personaggi di altissimo livello, per quello scandalo persero credibilità e stima da parte di quanti non potettero negare il loro coinvolgimento in quella brutta vicenda da loro non saputa evitare. Minibod, Miniministri, Minigoverno, Economia e finanza con i soldi di Monopoli. Se c’è chi si compiace per la “pace fatta” giorni fa che proroga la crisi di Governo, è servito.