Sovranismo-bullismo e opposizione-fantasma

Salvini, Di Maio e compagnia vengono spesso tacciati di (non)fare politica sopra le righe, urlata, sincopata, mediatizzata e insistita tanto spettacolarmente da riflettere, come in uno specchio all’infinito, slogan e parole d’ordine in nome di quell’immortale repetita iuvant codificato in una ritualità che del bullismo ha caratteristiche inconfondibili.

Non siamo noi che lo diciamo, ma si sente e si legge quasi ogni giorno di bullismo e bulli. Al Governo. Per carità, nulla di strano e neppure di grave, politicamente parlando. Ma, proprio riferendosi alla politica e alle sue modalità contenutistiche e formali, non possiamo sfuggire alla (s)qualifica di bullismo nei confronti di chi non solo ne abusa in virtù di social network, media e tivù ma non rispetta, della politica beninteso, la sua più vera missione che sta nei contenuti, nei progetti, nelle proposte e, ovviamente, nelle realizzazioni.

Si sa, il sovranismo porta con sé un quasi obbligato bagaglio che respinge a priori le ideologie coniugandosi essenzialmente con la visibilità dei suoi adepti, in modo particolare di quelli che il voto democratico ha condotto al Governo nel quale, peraltro, non è difficile individuare anche e purtroppo la componente giacobina del populismo che, modernizzata e mediatizzata, si consuma bensì in fretta ma lascia sempre dietro di sé una pista scivolosa, ma per gli altri.

Matteo Salvini, in questo più “professionista” di Luigi Di Maio, ha fatto della sfrontatezza non soltanto una necessità ma una virtù, sia pure sui generis, e la sua spavalderia s’intreccia con modalità espressive (anche nelle interviste televisive) lasciando poco spazio alle obiezioni ma offrendo sempre o quasi un pretesto per accentuarne i toni. Sicché, anche problemi oggettivamente complessi e difficili come l’ordine pubblico, la sicurezza, i rapporti fra gli alleati, i contatti internazionali, i naufragi libici-mediterranei e chi più ne ha più ne metta, finiscono in uno speciale tritatutto nel quale primeggia la forma ben oltre ogni contenuto, giacché la potenza e la bulimia sloganistica esercitata da autentici professionisti è tanto più soverchiante quanto meno deve fare i conti con la sostanza delle cose politiche.

Salvini ha tuttavia avuto delle scuole, a cominciare da quella di Umberto Bossi esercitata in nome e per conto della questione del leggendario Nord confinante con velleità separatiste che sembrano del tutto abbandonate da qualche tempo sullo sfondo persino di un abbraccio salviniano proprio a quella Roma capitolina intesa, allora ma non più ora, come fonte di ogni vizio, di ogni spreco, di ogni malgoverno, di ogni corruzione. Things change, come commentano spesso i distaccati osservatori britannici a proposito dei politicanti, e non solo di casa loro.

Va pur detto che l’assenza di un’opposizione degna di questo nome non può non agevolare tutto questo bailamme nel quale il duo e l’Esecutivo in carica sembrano godere di una maggioranza non facilmente scalfibile al di là dei cosiddetti rimpalli fra Salvini e Di Maio che, giorno dopo giorno, coprono quasi “l’intera offerta politica lasciando le briciole alle opposizioni che, infatti, stentano a caratterizzarsi”, in un orizzonte nel quale l’Esecutivo rischia di diventare sia maggioranza che opposizione e non può dunque stupirci che le stesse liti, più o meno sincere e motivate fra i due leader, producano non soltanto una tenuta ma una maggiore consistenza di consensi.

Si parlava della quasi assenza oppositoria in un quadro nel quale il ruolo di chi sta all’opposizione di questo come di altri governi non è mai privo di argomenti, a cominciare dalla latitanza di un garantismo degno di questo nome che è sottomesso alle iniziative e spinte di quel giustizialismo che sta alla base dei grandi successi del mitico “vaffa!” lanciato da anni da un Beppe Grillo laudatore delle manette contro gli altri, salvo rendersi conto in questi ultimi tempi di quella che i nostri sommi filosofi definivano la Dea della Giustizia come nemesi, et pur cause, si vorrebbe qui concludere. Per ora.