Ratzinger dice no allo scisma dei credenti

Ho tra le mani quello che forse è da considerare il testamento spirituale del “Papa Emerito”, di Ratzinger. Da anni non leggevo per intero un documento di professione di fede redatto da un credente cattolico. Di Ratzinger conosco la fama di teologo tra i più acuti del nostro tempo. Ma quel documento non mi interessa tanto per il valore sul piano propriamente teologico. In esso traspare, anzitutto, la verità incontestabile di una abissale diversità tra il Papa in carica ed il “past Papa”. In buona sostanza, tra le loro due diverse ed opposte religioni. Benché il documento si concluda con un ringraziamento a Papa Francesco e a quanto sta facendo per la Chiesa, si può dire che in esso c’è la prova, la descrizione della diversità delle due religioni. Non si tratta solo e tanto di “antico” e di “moderno”, ma di due diverse concezioni del Cristianesimo. Nei giorni scorsi avevo scritto poche righe per esprimere la mia convinzione che Bergoglio sembri preoccupato più che delle sorti del Cattolicesimo in sé, di quella di un suo sempre più evidente progetto di una sorta di fronte politico-religioso, di “federazione” tra le diverse religioni sulla base di una sorta di populismo internazionale, di cui egli stesso e la Chiesa Cattolica avrebbero la direzione e la guida.

Non mi pare che lo scritto di Ratzinger smentisca la verità di questo carattere oramai assunto da quella che era stata la religiosità nell’Occidente. Ma vi è assai di più. Se è vero che quello che sembra il testamento di Benedetto XVI si conclude con un’affermazione di speranza per il ritrovamento della fede in Dio e dell’unica verità dell’Unica Chiesa (e da un Papa “tradizionalista” non è dato certamente alludersi altro) è pur vero che per la prima volta un personaggio di così alto livello del cattolicesimo formula apertamente un’ipotesi di scisma per una Chiesa di autentici credenti in Dio, sia pure per respingerla con l’affermazione che gli scismi sono sempre falliti ed hanno sempre prodotto il peggio. Ma, implicitamente, il “Papa Emerito” esprime una dura condanna proprio per la Chiesa, quella che sta forgiando il suo successore. Con estrema moderazione e sapiente ambiguità di espressioni, ma con una ben riconoscibile condanna di questa tendenza ad una “Chiesa degli uomini” che non sa vivere e difendere la fede in Dio e la mette sullo stesso piano di tutte le altre esistenti nel mondo.

Il centro, o se vogliamo, il pretesto, dello scritto di Ratzinger è la questione della pedofilia. La condanna del tutto scontata, non tanto del vizio, ma delle inadeguate reazioni della Chiesa al dilagante fenomeno, che, del resto, non esita a considerare conseguenza della fine della funzione della Chiesa Cattolica come maestra ed arbitra della morale pubblica e privata.

Per i non credenti e non solo per loro è difficilmente digeribile il modo in cui Ratzinger affronta la questione della causa, dell’esplosione del fenomeno della pedofilia tra il clero. Causa che sarebbe il venir meno della vera e propria fede in Dio. Che non credere o non credere abbastanza fermamente in Dio comporti una spinta alla pedofilia è proposizione, in verità, sconcertante e persino un po’ ridicola. E, per chiunque si aspettava proprio sul punto una rivelazione, un punto fermo da restare nella storia della Chiesa, è un’affermazione decisamente deludente. Si tratta comunque di un saggio di scienza teologica che mette in luce, rispetto al suo opposto, “il Cristianesimo sociologico”, un’incombente tendenza scissionistica all’interno della Chiesa Cattolica ed, al contempo l’incapacità di essa, sotto la guida di Bergoglio, di trovare altre strade.

Non sono certo la persona più adatta alle analisi cui sottoporre un tale documento. Molti altri, assai più dotati e capaci di me potrebbero farlo. Ma ho l’impressione che preferiscano guardare da un’altra parte. L’indifferenza e la prudenza evitano gli scontri, ma uccidono le fedi.