Sfiorata la strage, miracolo a Milano

C’è mancato poco che 51 ragazzini della scuola media Vailati di Crema venissero trasformati in torce umane da un assassino desideroso di compiere una strage. Ieri a San Donato Milanese Ousseynou Sy, senegalese e cittadino italiano dal 2004, ha sequestrato una scolaresca dirottando lo scuolabus di cui era l’autista. Nei 40 minuti di terrore Sy ha manifestato ai ragazzi l’intenzione di ucciderli. Ma uno dei giovani sequestrati è riuscito ad avvertire telefonicamente dell’accaduto i carabinieri. I militari allertati hanno intercettato il veicolo sulla strada che conduce all’aeroporto di Linate, forse meta ultima scelta dall’attentatore per compiere il suo insano gesto. I militari hanno tratto in salvo l’intera scolaresca.

Ousseynou, arrestato dopo una breve fuga, avrebbe ammesso di aver agito per vendicare gli immigrati morti in mare. Ai ragazzi, nei momenti di maggiore concitazione, andava ripetendo che l’avrebbe fatta finita “per le tante persone che muoiono in Africa per colpa di Salvini e Di Maio”. Tutto si è concluso al meglio: i ragazzi salvi, l’attentatore catturato. Ma perché si è corso un pericolo così grande? Non sappiamo se Ousseynou Sy abbia agito nel pieno possesso delle facoltà mentali, se fosse stato sobrio o ubriaco o se avesse sbroccato. Saranno le indagini a definire lo stato mentale dell’attentatore. Sta di fatto che il senegalese non avrebbe dovuto essere alla guida di quello scuolabus visti i suoi precedenti penali per guida in stato di ebbrezza e abusi su minori.

Forse scopriremo che l’unico movente di Ousseynou Sy sia stata la pazzia, ma al momento non si può escludere che vi sia dell’altro, che c’entri in qualche modo la matrice terrorista. Il senegalese ha agito con premeditazione procurandosi il giorno prima la tanica di benzina con la quale avrebbe dato fuoco al bus. Durante le fasi del sequestro ha più volte fatto riferimento all’operato politico di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. La chiamata in causa dei due leader rimanda a quel clima d’odio che la sinistra multiculturalista ha consapevolmente coltivato nella società italiana e che oggi in qualche misura le si ritorce contro. I buonisti della “meglio” sinistra hanno puntato sulla criminalizzazione del nemico politico accusato di seminare discordia e rancore nel Paese ed ora, per una bizzarra legge del contrappasso, sono loro a dover rispondere della medesima accusa. Non c’è stato giorno da quando la Lega è al Governo con i Cinque Stelle che il mainstream del politicamente corretto non abbia vomitato odio su Salvini, dipinto come il demonio da scacciare.

A furia di spargere veleno doveva capitare prima o dopo che il personaggio, pazzo o lucido che fosse poco cambia, decidesse di passare dalle parole ai fatti. Fortuna che non ci sia riuscito, grazie al tempestivo intervento dei militi dell’Arma alla quale va un sentito plauso. Probabilmente gli odiatori professionisti per qualche giorno resteranno silenziosi aspettando che passi la tempesta. D’altro canto, per loro non sono stati giorni fortunati. Si è appena conclusa senza clamore la bravata della nave umanitaria “Mare Jonio” che, dopo aver prelevato da un gommone nelle acque libiche 49 immigrati clandestini, ha puntato la prora verso le coste italiane nel chiaro intento di sfidare gli organi preposti al controllo e alla sicurezza delle nostre frontiere. La Procura della Repubblica presso il tribunale di Agrigento ha aperto un fascicolo per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e disobbedienza agli ordini impartiti da una nave da guerra. L’imbarcazione della Ong battente bandiera italiana è stata posta sotto sequestro nel porto di Lampedusa. Gli inquirenti intendono stabilire, tra gli altri motivi d’indagine, il ruolo che nella vicenda ha avuto Luca Casarini, sedicente capo missione imbarcato sulla “Mare Jonio” e noto agitatore politico della sinistra extraparlamentare con un “glorioso” passato nelle organizzazioni antagoniste. Il comportamento della nave alla quale ieri è stato consentito lo sbarco degli immigrati a Lampedusa fa sospettare che gli operatori della Ong cercassero l’incidente con i mezzi della Guardia di Finanza che li avevano intercettati fuori delle acque territoriali italiane. Per ben due volte il comandante della “Mare Jonio” ha ignorato gli ordini ricevuti dal pattugliatore della Guardia di finanza, quasi a volerne provocare una reazione. La professionalità e il sangue freddo dei nostri militari hanno evitato il peggio. Cionondimeno si può ignorare il fatto che i “soccorritori umanitari” ci abbiano provato proprio nel giorno nel quale in Senato è stata respinta la richiesta di autorizzazione a procedere contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini, formulata dal Tribunale dei Ministri di Catania in ordine ai fatti della nave della Guardia Costiera “U. Diciotti”.

Se fosse stato un film commissionato dalla lobby buonista si sarebbe intitolato “La tempesta perfetta”. Immaginate la scena: Salvini che prende la parola nell’Aula del Senato per dichiarare che con i migranti recuperati dalla nave Diciotti aveva agito nell’interesse dello Stato mentre, in simultanea, sugli smartphone dei senatori si accavallano i lanci delle agenzie che danno conto di uno speronamento a largo di Lampedusa di un’innocente nave di soccorritori causato da forze di polizia italiane su direttiva del ministro dell’Interno e di un attentato a uno scuolabus con 51 vittime, tutte minori, per mano di un terrorista che ha urlato negl’istanti precedenti alla cattura “è colpa di Salvini”. Se è questo il film che i “compagni” avrebbero voluto proiettare per tentare di rianimarsi nel gradimento degli italiani, siamo strafelici di rimarcare che il progetto cinematografico gli sia andato di traverso.