Meno imposte e più spesa per tutti

Secondo una legge non scritta della politica, in campagna elettorale esiste da sempre una certa tendenza da parte di tutti ad esagerare nel campo delle promesse, confidando poi di aggiustare il tiro una volta che si sia raggiunto l’obiettivo di una qualche poltrona rappresentativa.

Tuttavia, visto il crescente gap tra i fatti concreti e la rappresentazione che ne danno i pentaleghisti, costoro hanno raggiunto un livello ineguagliato e, forse, ineguagliabile nella produzione di balle spaziali. Balle le quali, con l’approssimarsi delle mitiche elezioni europee, stanno piovendo sulla nostra testa di comuni mortali con la frequenza di una grandinata di mezza estate. In tal senso assistiamo ad una moderna riproposizione di un duello rusticano all’ultimo voto tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. E se il genio di Pomigliano d’Arco si rivende in tutte le salse la storia infinita di un reddito di cittadinanza che tale non è, il leader indiscusso della Lega ribatte il colpo con una delle sue principali opzioni per rilanciare lo sviluppo di una economia in rapida dissoluzione: la flat tax cosiddetta!

Ovviamente, considerando la traiettoria verso il collasso della finanza pubblica in cui i Dioscuri del cambiamento hanno programmato il pilota automatico di questo disgraziato Paese, mancano sia le risorse e sia il tempo necessario per implementare una simile rivoluzione fiscale, con l’introduzione in tutto o in parte di una imposta piatta. Ma evitando di entrare nel campo delle noiose tecnicalità tributarie, tra cui il piccolo dettaglio delle solite coperture per abbassare seriamente la pressione fiscale sull’intero sistema, sta di fatto che ci troviamo di fronte ad una competizione tra i due soci di maggioranza condotta a colpi di pura propaganda, cercando di spacciare come risultati conseguiti una serie infinita di annunci e di promesse, come l’abolizione della povertà e la rifondazione del welfare partorite dalla mente di “Giggino ‘o webmaster”.

E volendo trovare un leitmotiv in codesto apparente marasma comunicativo, potremmo così riassumere il succo della visione che i due sacerdoti del cambiamento al potere intendono rappresentare, pur nell’ambito di un diverso impianto programmatico: più spesa corrente per sussidi e pensioni, meno tasse per tutti e più crescita economica. Il disegno è senz’altro magnifico, ma la sua realizzazione appare a dir poco problematica.

Ho il sospetto che, al pari di noi inguaribili scettici della ridotta liberale, se ne stia accorgendo un numero sempre più consistente di elettori giallo-verdi. Nel frattempo ci permettiamo di segnalare che, in attesa della citata rivoluzione fiscale, la pressione tributaria allargata salirà quest’anno di quattro decimi di punto, fonte ministero dell’Economia e Finanza. Ogni ulteriore commento sarebbe superfluo.