Orbán e la scelta di campo grillina

La questione Orbán non fa parte del contratto di governo e non incide sulla tenuta della compagine governativa. La giustificazione della divisione tra Lega e Movimento 5 Stelle sul voto del Parlamento europeo relativo alle sanzioni all’Ungheria di Viktor Orbán non fa una piega. Ma solo da un punto di vista formale. Perché sul piano sostanziale costituisce una divisione reale che non potrà non incidere sugli equilibri tra gli elettorati dei due partiti della coalizione. Votando a favore delle sanzioni i parlamentari europei grillini si sono di fatto schierati con quelli delle diverse famiglie della sinistra europea. Una scelta di campo che non comporta automaticamente un avvicinamento al Partito Democratico nel panorama politico italiano, ma che rappresenta per gli elettori il chiarimento di una posizione su un tema di estrema importanza finora rimasto oscuro e indefinito.

Il chiarimento in questione non riguarda Orbán o l’Ungheria, ma la posizione del Movimento Cinque Stelle sul fenomeno epocale dei giganteschi flussi migratori che dall’Africa e dal Medio Oriente si sono indirizzati, si indirizzano e minacciano di continuare a indirizzarsi verso l’Europa.

Viktor Orbán è solo uno dei tanti segni che il fenomeno in atto ormai da parecchi anni sta producendo una reazione sempre più decisa da parte di larga parte delle opinioni pubbliche europee. In particolare di quei ceti popolari che, a differenza delle caste privilegiate convertitesi alla sinistra globalista che può permettersi di ignorare gli effetti di un’immigrazione senza controllo, subisce sulla propria pelle le conseguenze negative di un fenomeno percepito sempre di più come una sorta di invasione.

La scelta del voto in favore delle sanzioni contro l’Ungheria stabilisce che il Movimento Cinque Stelle esce dagli equivoci in cui si era volutamente calato e compie una scelta di campo contro la reazione al fenomeno epocale delle migrazioni non controllate. Può essere che la base grillina condivida questa linea che avvicina il movimento alle caste privilegiale della sinistra europea. Ma può anche essere che una parte di questa base non condivida affatto e alle prossime elezioni si regoli di conseguenza. Con effetti non sul contratto di governo, ma sulla tenuta del governo stesso.