Il rapporto Svimez 2018 sull’economia del Meridione è preoccupante. Ancora una volta, secondo l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, il Sud segna il passo. Anche in termini di crescita, il dato relativo al ritardo è assolutamente drammatico. Dunque, il rapporto ripropone, al centro del dibattito politico-economico, la “Questione meridionale”. Secondo il rapporto Svimez, il Mezzogiorno per recuperare terreno rispetto al resto del Paese deve essere sostenuto da politiche ad hoc. Altrimenti, si profila un rischio peggiore. Un ulteriore arretramento. A questo proposito, il Meridione può pagare anche le incertezze internazionali e il rallentamento del commercio mondiale che potrebbero debilitarne, ulteriormente, la crescita. Non ci sono dubbi: il Sud ha bisogno di investimenti e di interventi strutturali nella propria economia. Per questi motivi, nell’evoluzione del Meridione d’Italia, e in Sicilia in particolare, il ruolo della politica è di straordinaria importanza. Non a caso, nel Rapporto Svimez si legge che “il ruolo spesso evocato nel dibattito di politica economica su efficacia e rilevanza degli investimenti pubblici quale volano dello sviluppo del Paese è, nel Sud, confermato con ogni evidenza”.

Acclarato il fatto che il governo gialloverde che guida, nostro malgrado il Paese, sia totalmente disinteressato allo sviluppo del Sud, è necessaria una svolta delle politiche regionali del Meridione d’Italia. A cominciare dalla Sicilia. In 16 anni, hanno lasciato il Mezzogiorno, un milione e 883mila residenti, la metà giovani. Purtroppo è la Sicilia la regione in cui l’emorragia è più allarmante. Secondo il presidente Svimez Adriano Giannola, “con la frenata dell’economia le prospettive per il Sud peggiorano. Per ora tutto tiene, ma i dati che iniziano a circolare sul rallentamento della crescita preoccupano, anche perché il Mezzogiorno continua a portarsi dietro tutte le sue arretratezze”. In buona sostanza, “il recupero che c’è stato negli ultimi due anni rischia di saltare nell’attuale stagione dell’incertezza”. Per lo Svimez, nel 2019, “si rischia un forte rallentamento dell’economia meridionale: la crescita del prodotto sarà pari a +1,2 per cento nel Centro-Nord e +0,7 per cento al Sud”. Secondo Giannola, “il Mezzogiorno non è tutto uguale. Ci sono regioni che hanno fatto meglio, come Campania e Calabria, ma ce ne sono altre, come la Sicilia, che stanno andando particolarmente male”.

Per tali ragioni, la Sicilia governata da alcuni mesi dal centrodestra ha una straordinaria responsabilità e un’eccezionale occasione. Dopo le inconcludenti stagioni guidate dal parolaio rosso Rosario Crocetta, infatti, ora la presidenza della Regione Siciliana è appannaggio di Nello Musumeci. Un uomo moderato che ha sempre creduto, come lo stesso presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè, nell’autonomismo e nell’intraprendenza dell’isola. Ora, è il caso di rendere evidente la bontà di quell’intuizione politica. Lo Svimez dimostra, purtroppo, che il Sud, e la Sicilia in particolare, si stanno “desertificando”. I giovani sono senza futuro e fuggono altrove, le micro, piccole e medie imprese accusano la mancanza del sostegno adeguato e l’assenza di aiuti per l’accesso al credito, le famiglie si sentono abbandonate. Solo il lavoro e la produzione possono salvare il Sud e la Sicilia. È in questo quadro politico-economico che s’inserisce l’esperienza amministrativa del centrodestra alla guida dell’isola. Da qui, l’occasione di Musumeci e Miccichè. Una possibilità rappresentata dalla prossima legge del Bilancio regionale. Quella sarà una chance, pressoché unica e irripetibile, per invertire la rotta del tessuto produttivo dell’isola. L’auspicio è che questa speranza non venga delusa.