Gli investimenti di Pulcinella

In premessa di questo commento ribadisco il concetto secondo cui, soprattutto in questo particolare momento della democrazia italiana, le analisi servono a ben poco sul piano elettorale. Di fronte al consenso bulgaro che i sondaggi continuano ad attribuire all’Esecutivo giallo-verde, il quale sembra che stia usufruendo di un gigantesco processo di identificazione di massa, solo sperimentando in concreto i risultati di ciò che i populisti al potere stanno predicando i cittadini potranno avvedersi del loro colossale abbaglio.

Ciononostante, in attesa di tempi migliori per il ragionamento politico, non possiamo esimerci dal mettere in risalto i rischi che la linea programmatica, soprattutto sotto la spinta forsennata del Movimento 5 Stelle, sta facendo correre al Paese. Non passa giorno senza che Luigi Di Maio non ci delizi con una perla di “saggezza” grillina praticamente in ogni settore del mondo economico e finanziario. E se per ora i danni della sua azione possono apparire ancora circoscritti, anche in virtù dell’anestesia democratica determinata dal periodo vacanziero, in autunno le gigantesche criticità del cosiddetto “Contratto di governo” assumeranno ben altra visibilità. In particolare già con la legge di Bilancio, la cui gestazione si annuncia sin da adesso particolarmente tormentata, gli effetti della guerra alla realtà dichiarata dal capo politico dei pentastellati potrebbero provocare una vera e propria tempesta finanziaria. Una tempesta le cui avvisaglie sono chiaramente segnalate con un livello abnorme dello spread, che per la cronaca attualmente costringe il Tesoro a pagare un interesse sul Btp decennale più del doppio rispetto a quello spagnolo.

Di fatto, i tanto bistrattati mercati, che per molti analfabeti funzionali della nostra politica da operetta sarebbero manovrati dal complotto di alcune manine occulte, stanno già incorporando una generalizzata sfiducia che gli analisti di tutto il mondo nutrono in merito alle promesse irrealizzabili del Governo del cambiamento. Ma se poi si dovesse realmente concretizzare una manovra finanziaria basata su un aumento sciagurato del disavanzo, la reazione dei medesimi mercati sarebbe violentissima, portando l’odiato spread a livelli assolutamente insostenibili anche nel breve periodo.

Tuttavia, questa terrificante prospettiva non sembra allarmare affatto il genio campano che guida i ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico. Egli, al pari di tanti pericolosi ciarlatani che da anni vendono patacche a un popolo sempre più incline all’autolesionismo, cerca di convincere gli italiani che tutto dipende dal nostro peso contrattuale in Europa e che, eventualmente, i mercati si taciteranno nel momento in cui Bruxelles deciderà di consentire al Governo dei miracoli di fare deficit per finanziare quelli che per lui sarebbero investimenti e riforme strutturali.

A tal proposito, l’agenzia Reuters ha riportato giovedì scorso questa stupefacente dichiarazione del vicepremier Di Maio, la quale conferma appieno l’assunto: “Confido nel fatto che a livello europeo nei prossimi mesi otterremo dei grandi risultati per quanto riguarda la possibilità di andare oltre quei parametri (di bilancio, ndr), che non significa mettersi contro l’Europa ma dire che a noi serve fare degli investimenti per rilanciare il nostro Paese. Confido molto nel dialogo che avremo ai tavoli europei per far sì che questa Legge di bilancio possa portare a casa delle riforme strutturali come il reddito di cittadinanza, la flat tax e il superamento della Legge Fornero”.

Dunque, per questo genio incompreso (soprattutto da chi investe in titoli di Stato), un aumento forsennato della spesa corrente, determinato in particolar modo dal reddito di cittadinanza e dall’abolizione della Legge Fornero, andrebbe considerato come investimento? E Di Maio pensa seriamente, ammesso e non concesso che l’Europa approvi le sue spese pazze in deficit, di convincere gli investitori ad accettare un rendimento modesto sui nostri futuri titoli di Stato sulla base di questi farseschi investimenti di Pulcinella?

In tal senso tra investimento, che per definizione presuppone un ragionevole ritorno economico, e uso dissennato del bilancio pubblico per pure ragioni di consenso, c’è una differenza abissale. Differenza che, contrariamente a un elettorato in gran parte obnubilato da una martellante propaganda dei miracoli, chi opera professionalmente sui mercati finanziari è perfettamente in grado di cogliere.