L’infinita campagna elettorale

In attesa che si strutturi nell’ambito del sistema politico una opposizione presentabile, prosegue la campagna elettorale infinita dei due dominus dello strambo Governo giallo-verde. Un Esecutivo formalmente presieduto da un civilissimo professore che conta come il due di coppe e che, in estrema sintesi, ruota intorno a due perni sostanziali. Il primo fa capo al ministro dell’Economia Giovanni Tria, il cui compito fondamentale è quello di rassicurare soprattutto i mercati finanziari, da tempo piuttosto in allarme per via delle stranezze programmatiche di chi ha vinto le elezioni su una linea irrealizzabile. Il secondo perno, quello più squisitamente politico, è rappresentato dalla crescente rivalità dei due veri leader dell’attuale Esecutivo: Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

In verità occorrerebbe precisare che nei fatti è il capo della Lega, che da tempo ha assunto di fronte all’opinione pubblica il ruolo di uomo forte, sconfinando spesso e volentieri dai propri ambiti istituzionali di ministro dell’Interno. A ciò cerca di rispondere come può, con una quasi disperata azione di contro-propaganda, un Di Maio sempre più spiazzato dalla bulimia comunicativa del suo debordante socio di governo.

Consapevole che in questo momento una rottura politica con Salvini rappresenterebbe un prezzo altissimo da pagare per il MoVimento 5 Stelle, decretando la fine della sua leadership tra i pentastellati, Di Maio è costretto a rincorrere la retorica di Salvini con dosi ancor più massicce della medesima retorica. Tant’è che dopo l’indigeribile “Decreto dignità”, polpettone dirigista che non accontenta nessuno e che sembra destinato a morire in Parlamento, ora “Gigino ’o webmaster” ci prova col taglio delle cosiddette pensioni d’oro, rispolverando uno dei vecchi arnesi ideologici che hanno fin qui sostenuto il crescente consenso del suo movimento: l’invidia sociale. Ciò ovviamente non significa disconoscere le colossali disparità e ingiustizie che esistono da tempo immemore all’interno della giungla previdenziale pubblica.

Tuttavia, non avendo nemmeno precisato la platea sulla quale il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico intenderebbe applicare la scure dei tagli (Di Maio ha genericamente parlato di vitalizi di 4 o 5mila euro non completamente coperti da versamenti reali) e conoscendo i paletti costituzionali che rendono assai complicate simili operazioni, si ha l’impressione che per l’ennesima volta ci troviamo a valutare solo chiacchiere allo stato puro. Chiacchiere inconsistenti di una eterna campagna elettorale realizzata sulla pelle di un Paese il quale, occorre ahinoi sottolineare, non pare essersi ancora reso conto dei gravi rischi che esso sta correndo. Ma se la maggioranza degli italiani non sembra ancora aver compreso la difficile e complicata situazione politica del momento, gli inquietanti segnali economici e finanziari che già si intravedono all’orizzonte potrebbero portare un drammatico elemento di chiarificazione ben prima di quanto si pensi. A quel punto, l’inevitabile esigenza di adottare misure concretamente necessarie ci consentirà di verificare la reale portata dell’attuale strategia degli annunci.