Il cinismo di Salvini e il delirio di Macron

Emmanuel Macron, il parvenu dell’Eliseo, non l’ha mandata giù. Abituato com’era  a dare ordini ai governi-zerbino del centrosinistra a Palazzo Chigi, il pugno duro di Salvini sull’immigrazione proprio non se l’aspettava. Si era lasciato convincere, dalla lettura dei “giornaloni” italiani, che il neo-ministro dell’Interno italiano non avesse alcuna capacità di governo. Invece, quando ieri l’altro Salvini ha usato la vicenda della nave Aquarius per rompere lo stallo europeo e mettere in mora i partner, al povero Macron è preso un coccolone. Da qui la reazione scomposta di ieri contro il nostro Paese. Irresponsabili, cinici e vomitevoli ci ha definito per interposti portavoce. Parole velenose che, tuttavia, mostrano una grave debolezza politica del parvenu dell’Eliseo che non deriva esclusivamente dalla coscienza sporca francese sul tema dell’accoglienza degli immigrati.

Per dirla tutta, a Macron dei poveri disgraziati ripescati in mare dall’Aquarius non frega nulla. Come non frega niente della sorte dei migranti che si mettono in marcia dall’Africa per raggiungere le fertili terre d’Europa. Macron quelli lì non li vuole a casa sua, come dimostrano gli energici respingimenti operati dalla “Gendarmerie Nationale” sulla frontiera di Ventimiglia. Allora perché se l’è presa tanto da scadere nell’insulto? Il damerino parigino, profittando della debolezza masochista dello scialbo Paolo Gentiloni, si preparava a fare un solo boccone della Libia. È da quando si è insediato all’Eliseo che prova a mettere cappello sullo “scatolone di sabbia” che galleggia su un mare di petrolio. In fondo, si sarebbe trattato di portare a compimento la “meritoria” opera di un suo degno predecessore: quel cialtrone di Nicolas Sarkozy. Fu il “nano” Nicolas a scatenare una guerra insensata al regime di Gheddafi, che tanti danni sta provocando all’Europa, al solo scopo di estromettere l’Italia dal controllo delle generose fonti energetiche del Paese nordafricano. Delirio neo-imperialista declinato alla maniera dei parvenu, cioè di quelli che possono provare a rappresentare i francesi, ma non la Francia. La “Grandeur” non fa per loro; la possono solo immaginare come  capita a un bambino con una torta di ciaccolata esposta nella vetrina del pasticciere. Possono raccontare agli amici la bugia di averne fatto una scorpacciata, ma chi gli crede? Macron pensava di risolvere la partita con l’Italia con la classica pugnalata alla schiena. Ben conscio del fatto che a Roma non ci fosse ancora il nuovo governo, il parvenu dell’Eliseo si è affrettato a convocare lo scorso 29 maggio le fazioni in lotta in Libia per costringerle a firmare un accordo da porre sotto la sua giurisdizione.

Ovviamente il tentativo è stato un mezzo flop perché chi conosce le cose libiche sa bene che i patti non ratificati con l’inchiostro indelebile del denaro e della armi sono come scritti sull’acqua. Nelle stesse giornate a Roma si trovava la quadra del Governo. Abemus papam! Giuseppe Conte. Praticamente un signor nessuno che il parvenu dell’Eliseo ha pensato di poter facilmente soggiogare con qualche piccola concessione e un’affettuosa carezza. Insomma la collaudata tecnica dei conquistadores: specchietti  e collanine. Quindi: telefonate d’incoraggiamento, calorose strette di mano in quel del G7 in Canada e la fissazione di un incontro vis-à vis. Il parvenu dell’Eliseo in gioventù è stato teatrante e forse ha recitato sul testo di Tomasi di Lampedusa, come il suo conterraneo Alain Delon per il cinema. E quella battuta, tanto celebre e pur tanto attuale: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” il giovane Emmanuel deve esserla scolpita in testa per farne la prima massima del suo vangelo dell’astuzia.

D’altro canto, quale maggiore aspirazione per un parvenu che impersonare un gattopardo? Ma la realtà ha piegato in direzione opposta. Dietro il “signor nessuno” Conte c’è un “barbaro” che sa il fatto suo. Povero Macron, ignorava che anche i barbari talvolta diventano conquistatori? Salvini ha fatto sapere che si prepara ad andare a Tripoli per mettere in ordine le cose. Ciò vuol dire che tutti gli sforzi fatti dal parvenu di convincere i tagliaborse del deserto a cambiare padrone vanno in fumo. E, per sovrapprezzo, ci si ritroverà a fine mese di giugno a Bruxelles, tra Capi di Stato e di Governo, a dover discutere sull’agenda riscritta dagli italiani. Che bei tempi erano quelli di “Letta, Renzi e Gentiloni”, avrà sospirato il disorientato inquilino dell’Eliseo.

Ora, dopo gli insulti resta un problema bello grosso. A fine settimana Macron avrebbe dovuto ricevere la visita a Parigi del premier italiano. Al momento non è detto che l’incontro ci sarà. Prima l’Eliseo deve porgere all’Italia scuse formali. Il nostro Ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha convocato questa mattina alla Farnesina l’ambasciatore di Francia, a dimostrazione che Roma non intende soprassedere sulla questione degli insulti. Macron spera ancora che la quinta colonna di prefiche che agisce in Italia contro gli interessi nazionali, costituita dal folto stuolo di “intellettuali”, scrivani e scribacchini al soldo dei poteri che contano, possa lavorare ai fianchi il nuovo governo seminando zizzania e disfattismo come faceva, con gran profitto, ai tempi di Berlusconi. Per sua sfortuna, però, sembra che l’aria sia cambiata e l’opera di disinformazione non funzioni più come in passato. Il parvenu dell’Eliseo deve mettere in conto che Conte potrebbe disdire la visita programmata per il prossimo venerdì e farsi trovare, a fine giugno, in quel di Bruxelles sotto braccio ad Angela Merkel. No, caro piccolo Emmanuel, questa Italia non ci sta a farsi prendere per i fondelli da te. Fattene una ragione e rientra nei ranghi. Se ci riesci.