Stop immigrazione: l’Italia rialza la testa

Matteo Salvini ha fatto centro. Con la ferma posizione assunta sulla vicenda della nave Aquarius dell’Ong Sos Mediterranée, il leader leghista ha colto almeno due obiettivi.

Il primo: ha reso manifesto a tutti i partner europei l’intenzione del nuovo governo italiano di non chinare il capo davanti ai diktat dell’Unione europea.

Il secondo: ha sciolto ogni residuo dubbio su chi fosse il “dominus” della coalizione giallo-blu. Salvini ha trascinato anche i Cinque Stelle a giocare la partita sul terreno a lui più congeniale: quello dello stop all’accoglienza indiscriminata dei migranti illegali. Lo ha fatto con le maniere forti, negando l’attracco nei porti italiani alla nave carica di 629 disperati salvati davanti alle coste libiche e destinati, secondo prassi consolidata negli anni del centrosinistra, a stazionare in Italia. La sua decisione ha costretto tutti i protagonisti della vicenda a scoprire le proprie carte.

Comunque finisca questa storia, d’ora in avanti l’ipocrisia non sarà più lo strumento di regolazione della partita europea sull’immigrazione. La mossa italiana ha messo a nudo il cinismo dei governanti della piccola isola di Malta i quali, messi alle strette, si sono appigliati ai più stravaganti cavilli formali per giustificare la chiusura a qualsiasi forma di partecipazione umanitaria al salvataggio delle vite in mare e all’accoglienza dei superstiti. La solitamente distratta e afona Unione europea ha dovuto battere un colpo, una volta messa con le spalle al muro. È bastato un comportamento risoluto del nostro ministro dell’Interno per far aprire come d’incanto i porti delle altre nazioni rivierasche. A cominciare dalla Spagna, il cui nuovo primo ministro socialista Pedro Sànchez, non senza guardare ai propri interessi di bottega, ha offerto ospitalità alla nave Aquarius, al momento ancora in stallo tra le acque maltesi e quelle italiane.

Dopo Madrid anche Parigi si è fatta avanti aprendo i porti della Corsica. È singolare come ciò che per anni fosse stato giudicato impossibile, nel giro di qualche ora, sia diventato facilmente realizzabile. Perché non lo si è fatto prima? Semplice, perché a Palazzo Chigi c’era la sinistra. E questo è un altro dei giochi che il pugno duro di Salvini ha smascherato. Quando per anni i governi Letta, Renzi e Gentiloni hanno raccontato agli italiani che ciò che stava accadendo nel Mediterraneo era l’inevitabile tributo che la nostra società avrebbe dovuto pagare al divenire della Storia e che il Paese si sarebbe dovuto rassegnare a diventare il campo profughi del mondo, mentivano spudoratamente. Stavano soltanto cercando di dare corpo ad una visione del mondo, la loro, che è fieramente nemica delle identità statuali, disprezza l’orgoglio patrio, nega il diritto dei popoli a rivendicare confini riconosciuti e rispettati ed è per l’annullamento di qualsiasi connessione che leghi ogni individuo alla propria terra. Come se sangue e suolo fosse l’invocazione demonica dell’Anticristo. Sette anni di follia multiculturalista hanno prodotto gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti. Crollo dell’ordine e della sicurezza sociali; ampliamento incontrollato delle zone franche dell’illegalità nelle quali i clandestini finiscono per essere insieme vittime e carnefici di un sistema fondato sulla sopraffazione e sullo sfruttamento delle persone; creazione del nuovo “esercito di riserva” di schiavi reclutati per fare dumping sociale ai danni  dei lavoratori autoctoni. E poi il business per le cooperative e le imprese commerciali amiche dei capibastone della politica clientelare: montagne di soldi erogate a pioggia per gestire una macchina dell’accoglienza raramente virtuosa, più frequentemente vergognosa. Quel “i migranti fruttano più della droga” pronunciato dal pregiudicato Salvatore Buzzi, protagonista con Massimo Carminati dello scandalo “Mafia Capitale”, è la lettera scarlatta dell’infamia impressa a fuoco sul naturale sentimento di solidarietà degli italiani. Ma tutto questo sta per finire.

Salvini ha interrotto di forza lo stucchevole balletto delle responsabilità inscenato dai padroni del vapore di Bruxelles. Ora con il governo italiano si dovrà negoziare per trovare una soluzione condivisa e di lungo periodo al problema del flusso dei migranti. Roma gioca d’astuzia. Non si può riformare a breve il Trattato di Dublino sulle regole per l’accoglienza dei richiedenti asilo? Allora che lo si applichi integralmente. Cosa significa in concreto? Che se un disperato viene preso a bordo di un’imbarcazione battente, ad esempio, bandiera tedesca o francese siano Berlino e Parigi a prenderlo in carico. Non che lo si scarica sul suolo italiano come fosse un pacco postale e buonanotte al secchio.

Resta il fatto che si dovrebbe andare alla radice del problema mettendo mano alla crisi che devasta la Libia dal tempo dell’improvvida guerra scatenata dai “volenterosi” occidentali capeggiati da Nicolas Sarkozy. Giusto. Se ne riparlerà a breve, quando il nostro neo-ministro dell’Interno si recherà a Tripoli per mettere in chiaro alcune cose fondamentali con i libici. La prima delle quali è che Roma non si fa ricattare dai trafficanti di vite umane. Per il momento tocca all’Europa fare la sua parte. Avviso per amici e conoscenti che stanno nelle cancellerie del Continente, e che, a parole, dicono di volere un gran bene all’Italia: ragazzi, è finita la pacchia!