Il Governo dei porcospini

Nella “Storia della filosofia” Fernando Savater ricorda: “Un esempio del pessimismo di Arthur Schopenhauer è il racconto dei porcospini d’inverno come metafora della vita sociale: quando arriva l’inverno, i porcospini si stringono gli uni accanto agli altri per riscaldarsi ma non possono avvicinarsi troppo perché rischiano di pungersi con gli aculei dei loro simili, lo stesso capita a noi umani, che cerchiamo la compagnia degli altri per non morire di solitudine e malinconia ma non possiamo stare troppo assieme senza farci del male con i nostri desideri e le nostre ambizioni antitetiche”.

I governi di coalizione sono generalmente governi di porcospini, è vero. I partiti che si coalizzano stringono l’alleanza per governare. Ciò che non riescono a fare da soli. Tuttavia il patto non può essere stretto al punto da comprimerli idealmente e politicamente, pena dolorosi autolesionismi. A me pare che Movimento 5 Stelle (che negli Usa chiamano, chissà perché, “Elite 5”) e Lega, nel loro tentativo di formare un governo, stiano confermando la metafora di Schopenhauer sugli uomini in generale.

I due partiti, “usciti vincitori dalle elezioni”, desiderano fortemente “dare un governo al Paese” (sebbene gliel’abbiano chiesto solo quelli che li hanno votati), ma, per confezionare il generoso dono, sono costretti a rinunciare, almeno in parte, alle loro “ambizioni antitetiche”. Nella necessità di cercare reciproca compagnia per soddisfare la stessa brama di governare, altrimenti esclusiva, l’avvicinamento programmatico tra partiti non può spingersi oltre la soglia del dolore (del pericolo?) di dover non solo abbandonare troppi o pochi loro elementi qualificanti ma anche di dover far proprie troppe o poche peculiari parti del contraente, cioè di “pungersi con gli aculei” altrui.

La “convivenza dei porcospini” ha dunque conseguenze ineluttabili, nella vita animale e nella vita sociale. Da essa traiamo il prezioso insegnamento che il compromesso politico non deve mai configurarsi come un letto di Procuste, dove i corti venivano stirati per allungarli e i lunghi, amputati per accorciarli.