Uno sguardo alle elezioni: occasione centrodestra

Bando alle ciance, le elezioni si avvicinano e non è più il tempo di disegnare scenari o fare filosofia: il Movimento Cinque Stelle è dato al 28 per cento, il Partito Democratico al 26 per cento, la Lega Nord viaggerebbe intorno al 15 per cento staccando Forza Italia di un paio di punti. Inoltre Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia si attesterebbero intorno al 33 per cento prevalendo sulle altre coalizioni ma senza ottenere una percentuale in grado di formare un Governo.

Da ciò si evince che, stante l’attuale legge elettorale di tipo proporzionale, l’unica maggioranza post-elettorale possibile è quella tra Lega, M5S e FdI che con circa 337 seggi arriverebbe a formare un Governo. Il duo Pd-Forza Italia si fermerebbe a circa 286 seggi, una trentina in meno rispetto al minimo utile. L’alternativa a questo scenario è lo stallo, l’impossibilità di formare una maggioranza politica con conseguente ritorno alle urne previo scioglimento delle Camere dopo pochi mesi dall’inizio della nuova legislatura. Si tratta di dati “a bocce ferme”, sondaggi effettuati ad otto mesi dalla tornata elettorale che ovviamente non tengono conto dell’aspetto dinamico, ovvero delle potenziali prospettive che i singoli partiti hanno di allargare il campo del proprio consenso. Da questo punto di vista, paradossalmente, il centrodestra è l’unica coalizione che ha reali margini di crescita visto che il Pd continua a perdere voti per una serie di cause legate sia all’esperienza di governo sia alla lotta dentro e alla sinistra del partito.

Anche il Movimento 5 Stelle, complice il gran bordello romano, non è certo da considerarsi in ascesa, ragion per cui - complice la possibile vittoria in Sicilia - Silvio Berlusconi e company sono paradossalmente gli unici ad avere il vento in poppa. Il momento è delicato e abbisogna da parte del centrodestra di un surplus di serietà: non è il momento dei casting con annessa indicazione del candidato Presidente del Consiglio della settimana (stavolta è il turno del bravissimo Antonio Tajani che non merita di entrare nel tritacarne dei cooptati), così come non è il caso di polemizzare con gli alleati di coalizione dicendosi a mezzo stampa ciò che ci si potrebbe comunicare in maniera pacata intorno a un tavolo. Le polemiche fatte per cercare visibilità non hanno mai portato bene. Il centrodestra, stante la prospettiva che si trova davanti, ha tutto da perdere e non può permettersi di non capitalizzare uno scenario favorevole che, per demeriti altrui più che per meriti propri, è piovuto inaspettatamente dal cielo nonostante in questi ultimi anni si siano sbagliate clamorosamente tutte le mosse.

Nel quadro della coesione, cornice entro la quale è necessario restare, poi tutti i ragionamenti sono possibili, persino quello della lista unica. Presentarsi tutti insieme (si parla già di una possibile lista “quadrifoglio”) scuoterebbe l’elettorato ma potrebbe non bastare se alla ritrovata unità non si aggiungesse un programma credibile capace di riaccendere la speranza nella gente, in grado di ravvivare quel sacro fuoco che nel 1994 spinse milioni di elettori a sognare la rinascita con il Polo delle Libertà e del “Buon Governo”. Qualcuno - e tra questi lo stesso Berlusconi - afferma invece che i singoli partiti della coalizione di centrodestra guadagnerebbero 7-8 punti in più  rispetto a un unico indistinto listone nazionale. Questo ragionamento potrebbe avere un senso a patto che si tenesse conto del fatto che andare divisi potrebbe acuire la competizione tra partiti della stessa coalizione, i quali finirebbero col contendersi i voti nello stesso campo piuttosto che pescare in quello avverso. Inoltre abbracciare l’opzione proporzionalistica significa anche non sgombrare il campo da un equivoco di fondo che è insito nella “logica delle mani libere”: chi ci assicura - potrebbe pensare l’elettore potenziale - che, una volta giunti in Parlamento divisi, si colpisca uniti? E se si tentasse di riesumare il Patto del Nazareno? E se si tentasse la folle avventura Lega-M5S? Sarebbe davvero la fine del centrodestra.