Serve l’informazione,
quella responsabile

di Arturo Diaconale

21 aprile 2017EDITORIALI

 

La legge sulla stampa stabilisce che il direttore di un giornale ha la responsabilità oggettiva di quanto viene pubblicato sul suo organo d’informazione. Non importa se non ha scritto direttamente l’articolo o, come spesso capita nei quotidiani cartacei o on-line in cui i tempi di lavorazione sono rapidissimi, se non ha avuto il tempo o la possibilità di controllare preventivamente il contenuto del pezzo pubblicato. Risponde comunque civilmente e penalmente di quanto appare sul suo giornale.

In Rai la legge sulla stampa viene applicata solo per i direttori delle testate giornalistiche. Nei programmi d’informazione che vengono realizzate sulle reti non è prevista alcuna forma di responsabilità oggettiva. Non quella del conduttore e dell’autore della trasmissione, non quella del capostruttura che dovrebbe esercitare un controllo sul prodotto, non quella del direttore di rete e neppure quella del direttore generale che non essendo un giornalista non è sottoposto alla legge sulla stampa.

Quest’assenza di filiera di responsabilità può produrre conseguenze incontrollabili. Perché da un lato espone l’azienda radiotelevisiva pubblica al rischio di risarcimento di danni estremamente onerosi (il danno è ingigantito dall’ampia diffusione del contenuto della trasmissione assicurata dal servizio pubblico). Dall’altro può spingere in maniera addirittura automatica gli autori a confondere la libertà di informazione e di espressione in una sorta di licenza priva di limiti.

Le polemiche scoppiate sulla trasmissione “Report” sono la dimostrazione che l’assenza del principio di responsabilità può produrre, magari in piena e completa buona fede, trasmissioni viziate da errori. La responsabilità non va in alcun modo scambiata per censura. Al contrario, è l’unico modo per rispondere adeguatamente al diritto a un’informazione corretta da parte dei cittadini che pagano il canone e per salvaguardare il lavoro dei giornalisti che operano nel servizio pubblico.

L’informazione non responsabile svilisce e degrada l’informazione stessa e chi la realizza!