Appello alla Chiesa
per bontà responsabile

di Arturo Diaconale

20 aprile 2017EDITORIALI

 

In soli due giorni sono sbarcati sulle coste italiane più di ottomila migranti. Dall’inizio dell’anno il flusso dei disperati che vengono raccolti in mare e arrivano sul nostro territorio è più che raddoppiato rispetto allo scorso anno. Il fenomeno ha ormai assunto dimensioni gigantesche. Tanto da far prevedere al governo italiano che nel 2017 si arriveranno a spendere quasi cinque miliardi di euro (uno in più rispetto al 2016) per dare una prima accoglienza a questa massa di nuovi arrivi calcolata in oltre duecentomila persone.

È facile preventivare che nel lungo anno che precede le elezioni politiche del 2018 la questione immigrazione diventerà il tema dominante della campagna elettorale. Sia per opera di chi denuncerà l’invasione in atto allo scopo di fare incetta dei voti di quella parte della società italiana impaurita dalla portata del fenomeno, sia per opera di chi contrasterà questa cavalcata della paura cavalcando a sua volta la denuncia del razzismo populista degli anti-migranti.

Nel frattempo, però, la navi delle Organizzazioni non governative che hanno di fatto realizzato un corridoio umanitario tra la Libia e l’Italia continueranno a raccogliere i migranti, i porti siciliani e dell’Italia meridionale saranno sempre più affollati, i centri di raccolta si riempiranno, da essi filtreranno sempre di più disperati in cerca di un lavoro sempre più difficile da trovare fuori del mercato dello sfruttamento o della delinquenza, i cinque miliardi dovranno essere trovati e spesi e la tensione sociale provocata dal fenomeno e dalle sue strumentalizzazioni elettoralistiche salirà a dismisura con tutte le pericolose conseguenze del caso.

Fermare quest’onda emotiva destinata a crescere in maniera sempre più rapida è del tutto impossibile. Tentare di gestirla, però, è assolutamente doveroso. E per farlo, prima di qualsiasi misura concreta, è necessario fare appello al senso di responsabilità di chi ha l’autorità politica e morale per influenzare la società italiana impedendo che finisca preda della paura, della rabbia e delle divisioni ideologiche.

È probabile che chiedere senso di responsabilità alle forze politiche impegnate in campagna elettorale sia del tutto inutile. Rimane però il Governo, da cui ci si deve attendere un comportamento né buonista né cattivista, ma semplicemente realista. E rimane l’altra grande autorità morale del nostro Paese, che è rappresentata dalla Chiesa. A cui bisogna appellarsi per un atteggiamento che non tenga conto solo dei principi evangelici, ma anche dei problemi concreti di un’accoglienza che se non verrà gestita e controllata non garantirà l’accesso in paradiso ma solo l’avvento dell’inferno nel nostro Paese. È troppo chiedere alla Chiesa che la bontà sia responsabile?