I capri espiatori<br />non servono

Come ampiamente riportato dalla stampa nazionale, l’Italia continua a crescere a un tasso striminzito, che è circa metà della media europea. Nelle previsioni per l’anno in corso siamo addirittura ultimi, superati persino dalla disastrata Grecia. A questo punto sembra chiaro a tutti che le politiche economiche messe in atto dall’ex Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si sono dimostrate del tutto fallimentari. Ma attenzione a non aggiungere quest’ultimo all’italico elenco dei capri espiatori, insieme all’Europa matrigna, alla moneta unica, alla concorrenza cinese, alle scie chimiche, agli alieni e quant’altro.

L’attuale segretario del Partito Democratico, al netto delle sue insensate campagne promozionali realizzate a colpi di bonus, ha sbagliato profondamente il messaggio politico, puntando tutto su una sorta di training autogeno di massa il quale, vista la condizione sistemica del Paese, alla lunga non poteva funzionare. Tuttavia, così come i nostri storici guasti non dipendono in gran parte dalla cosiddetta eurocrazia, allo stesso modo non possiamo gettare la croce di un dissesto economico e finanziario che viene da molto lontano solo sulle spalle di un ragazzotto affetto da evidente megalomania. Soprattutto non possiamo farlo se l’alternativa che si propone ai bonus elettorali renziani è quella rappresentata da gran parte dell’attuale opposizione. Ovvero un fritto di misto di programmi scritti sull’acqua che di concretamente praticabile hanno ben poco, a cominciare dall’uscita dallo standard monetario dell’Euro, per passare alla lunare flat tax, all’abolizione tout court della Legge Fornero sulle pensioni e per finire con l’utopistico reddito di cittadinanza.

Come i pochi, veri liberali di questa disgraziata nazione hanno compreso da tempo, la nostra economia non cresce perché i costi che la mano pubblica impone a chiunque operi sul libero mercato sono proibitivi. Costi causati essenzialmente da un eccesso di redistribuzione che determina due fattori mortali per il sistema produttivo: eccesso di spesa pubblica corrente e conseguente eccesso di tassazione.

Dal punto di vista strettamente politico, il problema vero è che nessuno, compresi tutti quelli che giurano di perseguire solamente il bene comune, sembra aver il coraggio di parlare chiaramente al Paese, prospettando l’unica ricetta in grado di salvarci da un progressivo e inesorabile declino: tagliare in modo sensibile la citata spesa corrente. Il che significa usare il bisturi sui capitoli che non rendono molto in termini di popolarità, come le pensioni, il pubblico impiego, gli enti locali e la sanità.

Da questo punto di vista il vero responsabile di un sistema che è giunto a paralizzare l’attività economica imponendo un prelievo reale di risorse che supera ampiamente metà del reddito disponibile non è Renzi, il quale rappresenta solo uno degli ultimi anelli di una infinita catena di illusioni politiche, bensì l’endemica incapacità di una democrazia della “pagnotta” a fare i conti con la spietata realtà dei numeri.