La morale
del caso Marino

di Arturo Diaconale

11 gennaio 2017EDITORIALI

 

Ignazio Marino sarà stato pure un superficiale arruffone che non si è mai occupato di come i suoi collaboratori registravano i conti delle cene di lavoro. Ma non è responsabile né di falso, né di peculato. E non ha commesso nessuno di quei reati per i quali è stato defenestrato dalla carica di sindaco di Roma ed è stato esposto per mesi al pubblico ludibrio.

La sentenza di assoluzione della magistratura non rivaluta il profilo politico di Marino. Che rimane uno sprovveduto inadeguato al compito che gli era stato affidato dalla maggioranza degli elettori della Capitale. Ma in un sistema democratico il giudizio di inadeguatezza dovrebbe spettare sempre al corpo elettorale e non dovrebbe essere una prerogativa esclusiva di ristretti gruppi che considerano la gogna ed il linciaggio mediatico il metodo più celere e più efficace per la definizione dei conflitti politici.

Il caso Marino ripropone la doppia questione, personale e politica, posta da vicende del genere. Nessuno oggi può ridare a Marino l’onore perduto, la dignità calpestata, la vita familiare stravolta e violentata. Ma a questo aspetto personale si sovrappone un aspetto politico e generale addirittura più grave. Che è quello della volontà dei cittadini coartata e della democrazia calpestata da chi ha adoperato gogna e linciaggio per liquidare un avversario fuori delle regole fissate dalla Costituzione.

Si dirà che i responsabili delle forzature antidemocratiche che hanno portato alla cacciata con ignominia di Marino si trovano oggi in condizioni non migliori della loro vittima. Matteo Renzi, che è stato il vero artefice della caduta dell’ex sindaco Pd di Roma, è uscito da Palazzo Chigi sotto il peso della sconfitta referendaria e cova vendette nei confronti del mondo intero. Virginia Raggi ed il Movimento Cinque Stelle, che hanno sostituito Ignazio Marino ed il Partito Democratico in Campidoglio, si stanno rivelando addirittura più inadeguati e politicamente incapaci del “marziano” superficiale ed arruffone ma moralmente riabilitato dalla magistratura.

Le disgrazie successive dei defenestratori di Marino, però, non riducono in alcun modo la responsabilità di aver introdotto nel sistema democratico il metodo del linciaggio e della violenza mediatica. I cittadini di Roma hanno tutto il diritto di chiedere conto di questa responsabilità. Perché le conseguenze delle aberrazioni antidemocratiche sono oggi tutte sulle loro spalle!