12 giugno 2012POLITICA
I sostenitori del governo Monti affermano che il presidente del
Consiglio abbia fatto più che bene ad affrancarsi dal
condizionamento dei partiti e a decidere autonomamente chi sarà il
nuovo presidente dell'Autorità per le garanzie nelle
telecomunicazioni e chi dovrà sostituire, con poteri estremamente
rinforzati rispetto ai componenti del Consiglio di amministrazione,
il presidente uscente e la direttrice generale defenestrata della
Rai. A loro parere il significato positivo ed il valore delle
decisioni di Monti dipendono solo in parte dalla qualità delle
persone che sono state scelte dal Capo del governo a guidare
l'Autorità che dovrà compiere scelte di fondo sul futuro di uno dei
settori più nevralgici del paese e ad imporre, grazie ai poteri
particolari a loro accordati, un cambio di passo ad una Rai da
sempre considerata come la principale azienda culturale italiana.
Per la verità i personaggi in questione vantano titoli di tutto
rispetto. Ma la soddisfazione per l'operato di Palazzo Chigi nasce
in gran parte dal convinzione che con la sue scelte effettuate
senza guardare in faccia nessuno Monti abbia, in realtà, affibbiato
un sonoro schiaffo proprio sulla faccia di quelli che in teoria
avrebbe dovuto semplicemente ignorare.
Ciò che è piaciuto, in sostanza, non è stato il nome di Cardani
o quelli della Tarantola o di Gubitosi. O il fatto che il
presidente del Consiglio li abbia presi dall'elenco di banchieri e
di professori che si è portato nel palazzo di piazza Colonna ed a
cui attinge quando si tratta di nominare vertici di governo e di
sottogoverno. Niente affatto. Ciò che è veramente piaciuto è che
Monti abbia dato uno sganassone alla classe politica. Cioè si sia
comportato come promette Beppe Grillo e come sollecita
rumoreggiando quella parte dell'opinione pubblica del paese che
considera prioritario, prima ancora di trovare il modo di uscire
dalla crisi, prendere a calci in culo i dirigenti dei partiti. Ma
tanta soddisfazione per l'antipolitica di Grillo nella versione
mesta ed austera di Monti non convince. E non perché i partiti ed i
loro dirigenti non si meritino sganassoni metaforici ed in qualche
caso anche qualche materiale calcio nel culo. Ma perché si ha
l'impressione che Monti si metta a scimmiottare Grillo ed a cercare
il consenso di chi chiede un moderno pogrom per la vecchia classe
politica solo per nascondere la sua sostanziale incapacità di
affrontare seriamente i problemi che impediscono al paese di uscire
dalla crisi.
Siamo certi, infatti, che mettere alla guida dell'Autorità per
le Telecomunicazioni un suo amico piuttosto che un amico di Bersani
o di Alfano sia una scelta che risolve un qualche problema ? E
siamo certi che strappare surrettiziamente il controllo della Rai
dal Parlamento per consegnarlo al governo tornando di fatto
all'epoca della Prima Repubblica sia una trovata geniale che
rilancia il ruolo dell'azienda radiotelevisiva pubblica?
Il problema vero, in sostanza , non è se gli amici di Monti
siano più bravi degli amici del Cavaliere o di D'Alema o di
Veltroni. E' l'esistenza di una Autorità delle Telecomunicazioni
che , insieme a tutte le altre Autority , andrebbe abolita in
quanto espressione diretta e clamorosa dell'inutile invasività di
un elefantiaco stato burocratico assistenziale. E lo stesso vale
per la Rai. Dove , come l'esperienza del passato insegna, è del
tutto inutile sostituire i lottizzati incapaci con i professori
capaci solo di usare il telecomando. E dove si dovrebbe passare con
la stessa ruspa ripianatrice che andrebbe usata con le pletoriche e
costose strutture delle Autority.
In questa luce, allora, si inquadra meglio il comportamento di
Monti. Che non è stato uno schiaffo alla politica ma solo una
manifestazione di inquietante incapacità.