Affitti brevi: divampa la discussione

giovedì 23 marzo 2023


Confedilizia ha preso parte alla discussione al Ministero del Turismo sugli affitti brevi. E il presidente, Giorgio Spaziani Testa, ha twittato: “Se l’idea fosse quella di assecondare le richieste dirigiste e liberticide di qualche sindaco che non capisce (o finge di non capire) la realtà, il nostro no sarà forte e chiaro”. E ha aggiunto: “Il sindaco di Venezia vuole limitare, temporalmente, la possibilità dei proprietari di affittare le loro case (aggiungendo di aver condiviso l’idea con i proprietari). La misura è ridicola. Inquietante, invece, è il linguaggio usato per tentare di farsi prendere sul serio”. Tempo fa, sempre Spaziani Testa, aveva notato: “Ai proprietari si chiede di pagare ogni anno una patrimoniale Imu a livelli da esproprio, di fare assistenza pubblica al posto dello Stato attraverso misure come il blocco degli sfratti, di ottemperare a mille obblighi in materia di impianti e simili, ma se tentano di trarre un reddito dal frutto del loro lavoro e del loro risparmio, bisogna castigarli. E ciò, mentre il patrimonio immobiliare pubblico viene lasciato andare in malora”. Confedilizia, su Facebook, ha inoltre segnalato: “Dal ministro Santanchè, nel corso della riunione, parole condivisibili sul valore e sull’importanza degli affitti brevi e distanza anni luce dall’impostazione del sindaco di Venezia. Vedremo gli sviluppi”.

Al primo tavolo di confronto sugli aspetti normativi e regolamentari delle locazioni brevi a uso turistico era presente anche l’Associazione italiana gestori affitti brevi – Aigab – che rappresenta circa 220 operatori professionali del settore e che ha notato: “In Italia solo il 10 per cento delle seconde case inutilizzate (6,3 milioni, dato Istat) è attualmente valorizzato con gli affitti brevi (600mila case). Di queste, circa 200mila sono gestite da aziende per conto dei proprietari. Complessivamente, gli operatori professionali sono tra i 20 e i 30mila, con un indotto nel mondo del lavoro tra 120 e 150mila persone”. E ancora: “Diciamo no a ogni ipotesi di restrizione o limitazione indiscriminata che produrrebbero ulteriore sommerso e il dilagare dell’illegalità, come insegnano le esperienze degli altri Paesi europei che hanno agito reprimendo il fenomeno senza realmente comprenderlo. Se è vero, infatti, che molte città europee hanno introdotto restrizioni, è altrettanto vero che, per ammissione dell’Unione europea nell’introduzione al nuovo Regolamento che ha riconosciuto nero su bianco i benefici dei cosiddetti affitti brevi, non sono state efficaci: molte sono state dichiarate illegittime o incostituzionali, la maggior parte sono inapplicate. Basti pensare ad Amsterdam, che ha bandito gli affitti brevi e ha oggi gli affitti a lungo termine più alti d’Europa”.

Per Aigab “L’Italia non ha bisogno di limitazioni indiscriminate, perché nel nostro Paese esistono gli operatori professionali come noi, che hanno sempre svolto la funzione di controllori e regolatori del mercato: siamo garanti dei proprietari che vogliono mettere a reddito un immobile di proprietà senza incorrere in sanzioni, visti i mille adempimenti difficili da espletare. E siamo i garanti delle Istituzioni, perché agiamo da sostituto d’imposta, versiamo la cedolare secca, raccogliamo e versiamo ai Comuni l’imposta di soggiorno, facciamo emergere l’Iva. Dove siamo noi, non possono esserci opacità e sommerso”.

“Siamo a favore di una regolamentazione del settore, che premi la professionalità e il rispetto delle regole – sostengono – ma non accetteremo limitazioni indiscriminate, che non servirebbero a nulla. Siamo a disposizione del Governo e degli altri professionisti dell’ospitalità per definire i migliori standard di accoglienza e armonizzare le normative nazionali, e per far sparire dal mercato sommerso e improvvisazione”.

Per la cronaca, il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, in un’intervista a Qn, ha commentato: “Dalla scorsa estate la legge ci assegna la possibilità di individuare, con particolare riguardo al centro storico e alle isole, i limiti massimi e i presupposti per la destinazione degli immobili residenziali ad attività di locazione breve. E così da qualche mese stiamo lavorando a una regolamentazione d’avanguardia”. Rispetto all’idea portante della regolamentazione “abbiamo una traccia in condivisione con tutte le categorie interessate, a partire dai proprietari. La città non può essere prenotabile all’infinito, attraverso canali che sfuggono a ogni verifica. In questa prospettiva, riprendere il controllo anche delle presenze nelle case private diventa inevitabile. Io sono dell’idea che se un proprietario che vuole affittare casa per periodi brevi possa farlo massimo per 120 giorni. Altrimenti, quell’abitazione dovrà iscriversi all’apposito regolamento emanato dal Consiglio comunale e sottostare a regole ben determinate. Posti letto, vani, presenze: tutto verificato all’origine e centralizzato in uno stesso sistema, con vantaggi organizzativi, erariali e di sicurezza”.

Rispetto a eventuali reazioni di Airbnb o altri grandi portali “non abbiamo paura di nessuno. Qualche anno fa provarono a proporci pagamenti a forfait, in forma anonima, slegati da ogni corrispondenza tra abitazioni e presenze. Rifiutammo. Adesso li aspettiamo al varco. Non è più tempo di furberie. Chi deciderà di affittare solo per 120 giorni, deve sapere che in tutti gli altri 245 avrà Polizia locale e Gdf alla porta. A controllare”.

Argomento, questo, in auge in questi giorni anche Milano. Così ha scritto Maurizio Perriello su Qui Finanza: “Affitti brevi calmierati per tutti e stop al modello Airbnb: è il piano di “guerra” con cui il Comune di Milano vuole sfidare i big player sul piano degli affitti turistici. La proposta è stata avanzata dall’assessore alla Casa, Pierfrancesco Maran, a margine del Forum dell’Abitare. L’iniziativa è stata rilanciata anche dal sindaco Beppe Sala”. Che ha detto: “Noi non vogliamo metterci contro il piccolo proprietario che ha un singolo appartamento in affitto da 50 metri quadrati, però un po’ di regolamentazione (sugli affitti brevi per turismo) va fatta”. Il motivo? “In questo momento sono troppi gli appartamenti che vengono tolti a chi invece a Milano vuole abitare e non solo cinque giorni durante il Salone del Mobile”.


di Toni Forti