L’Italia e la sua eventuale uscita dall’Euro

La recente vicenda dei minibot ha dimostrato una volta di più quanto i vincoli della moneta unica siano vissuti con insofferenza dall’attuale maggioranza di governo. Se il tema dell’abbandono dell’euro riaffiora continuamente nel dibattito, è opportuno che l’opinione pubblica sia informata sulle eventuali conseguenze della rottura dell’Eurozona.

Dopo la prima edizione uscita nel settembre dello scorso anno, l’Istituto Bruno Leoni ripubblica in versione aggiornata e ampliata il libro Cosa succede se usciamo dall’euro? a cura di Carlo Stagnaro. Il volume è disponibile per l’acquisto nelle librerie e sul sito di IBL Libri, mentre la versione in e-book è acquistabile sui principali store on-line: Amazon, Book Republic, Google Play, Ibs e iTunes.

Proprio alla luce dell’evoluzione delle vicende che riguardano il nostro Paese e la moneta unica, alcuni capitoli sono stati rivisti ed è inoltre stata aggiunta una postfazione di Eduardo Fernández Luiña, direttore dell’Istituto Juan de Mariana di Madrid, che affronta il rapporto fra euro e populismo.

Come scrive Fernández, “è importante riflettere sul fenomeno del populismo consapevoli del ruolo fondamentale delle istituzioni nel neutralizzare questi movimenti autoritari e antisistema. In un certo senso l’euro può servire da strumento per arginare, o neutralizzare, la diffusione del populismo. L’euro è in grado di contenere le politiche pubbliche associate all’incremento irresponsabile della spesa pubblica e impedisce ai governi di manipolare il valore della moneta per scopi politici. Senza una valuta modificabile a piacimento non resta allora che la soluzione corretta: liberalizzare, tagliare la spesa pubblica e risanare i conti pubblici”.