I piani europei per la fiscalità digitale: cosa c’è che non va?

L’introduzione d’imposte sui ricavi di aziende con una significativa presenza digitale è una misura sproporzionata, discriminatoria e dannosa per l’economia europea, che porterebbe ulteriori complicazioni nel sistema fiscale - senza alcun chiaro beneficio, ma con costi considerevoli.

È questa la conclusione di The case against tech taxes. A critical assessment of EU plans for taxes on digital turnover, un nuovo studio curato da Julian Jessop, Massimiliano Trovato, Nicolas Marques e Javier Santacruz, e pubblicato da Epicenter, il network di think tank europei di cui l’Istituto Bruno Leoni è socio fondatore.

Gli autori della ricerca hanno passato in rassegna le proposte elaborate dalla Commissione europea, così come le iniziative intraprese in materia da quattro Paesi membri - Regno Unito, Italia, Francia e Spagna. L’analisi comune suggerisce che tali provvedimenti siano ispirati da considerazioni politiche, più che da un’adeguata valutazione delle loro implicazioni economiche.

Secondo lo studio, i decisori pubblici dovrebbero puntare a ridurre le distorsioni esistenti, piuttosto che a introdurne di nuove; e farebbero meglio a correggere i pregiudizi dei cittadini in materia fiscale, anziché cavalcarli per il proprio tornaconto elettorale.