Virgillito: “Il Governo stravolge gli obiettivi della norma sulla crisi d’impresa”

“Riscrive di fatto l’obiettivo della norma la proposta anticipata dal viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia, che chiede di innalzare i parametri che stabiliscono l’obbligatorietà della nomina dell’organo di controllo nelle società a responsabilità limitata”.

Commenta così Daniele Virgillito, presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili (Ungdcec) l’emendamento presentato dall’esponente della Lega, in merito alla riforma “Rordof” (decreto legislativo n. 14 del 2019). “Si tratta di un innalzamento dei limiti o comunque di una loro revisione, già ampiamente prevista e per certi versi persino supportata anche da noi stessi professionisti – spiega Virgillito – Invece ciò che si legge nell’emendamento ha dell’incredibile se non addirittura del paradossale. La riforma della crisi d’impresa, per come è scritta oggi, prevede l’obbligatorietà del controllo interno, collegio sindacale o revisore unico che sia, nelle società che, per due esercizi consecutivi, abbiano superato almeno uno dei tre parametri individuati ovvero un attivo totale superiore a 2 milioni oppure il volume di ricavi superiore a 2 milioni o, ancora, una forza lavoro di più di 10 dipendenti”.

La proposta prevede, invece, l’innalzamento di questi limiti, facendo scattare l’obbligo di nomina al primo superamento di almeno due dei seguenti parametri: 6 milione di totale attivo, 12 milioni di ricavi e 50 dipendenti. “Tutto ciò, secondo noi, è paradossale – sottolinea Virgillito -. Si vuole ricordare, innanzitutto, che il nuovo codice della crisi di impresa e dell’insolvenza è stato concepito dal legislatore e deve essere inteso, prima ancora che come una riforma legislativa, alla stregua di una riforma culturale”.

Il successo del nuovo corpo normativo dipenderà, infatti, secondo il presidente dei Giovani commercialisti, dalla capacità degli operatori di comprendere che la crisi di impresa è una forma di patologia che è necessario curare tempestivamente. “Basti pensare che addirittura l’attuale versione del Codice Civile prevede limiti ben inferiori rispetto a quelli proposti – rimarca Virgillito – Con l’emendamento si vuole dare un colpo di spugna al tanto auspicato controllo interno, andandolo di fatto a eliminare”. Addirittura mediante la riduzione del numero di società che già oggi sono sottoposte a controllo sulla base del Codice Civile. Da più 150mila a meno 80mila in un solo colpo.

“Evidentemente in questo maggio 2019 contano di più i voti alle europee che una sana gestione della crisi d’impresa, seguendo quello che era proprio l’intento del legislatore, almeno fino a ieri – fa notare il leader dell’Ungdcec – Se questo emendamento dovesse diventare legge, la responsabilità dell’allerta ricadrà solo sugli enti pubblici che si limiteranno alla segnalazione automatica, senza valutare il reale stato di salute dell’impresa e, soprattutto, senza avere le competenze necessarie, quelle di un dottore commercialista”.