Calano i consumi di carne

Quando la cittadinanza non compra la carne evidenzia due cose: una scelta economica e una scelta ideologica. Nonostante la crisi economica che stiamo attraversando, i bassi costi della carne, in particolare quelli suina e pollame, non giustificano una scelta dettata solamente da fattori legati al risparmio. Vediamo perché.

Negli ultimi anni alcune campagne sociali, mediatiche, anche mediche, riguardo il consumo della carne, hanno fatto breccia nel cuore e nella mente degli europei. In Italia le rivendicazioni degli animalisti non hanno fatto molta presa in una popolazione smaliziata, abituata a manicaretti di ogni tipo, basati da nord a sud sulla macellazione degli animali da cortile, per la preparazione di ricercatissimi insaccati. Riempiendo il piatto in tavola facciamo una scelta economica e, quindi, anche politica. Dalla catena alimentare industriale vengono determinate delicate scelte che investono la vita quotidiana delle masse. La scelta di produrre o meno un alimento, in un certo quantitativo e in una certa maniera, determinano un aumento o meno dei capitali che, oggi, sono capitali in borsa. Questi determinano guadagni – o perdite – non localizzati, ma internazionali.

Potremmo dire, osando di astrazione, che mangiando un pollo in Italia determiniamo se in Senegal qualcuno compra o no un farmaco.

Il prodotto alimentare che muove più capitali a un minor costo di produzione è oggi la carne e i suoi derivati. Gli animali, allevati in batteria o in recinti, abbuffati di cibo, imbottiti di farmaci e macellati, soddisfano il fabbisogno alimentare di miliardi di esseri umani. L’impatto ambientale che un tale processo comporta – e che nello specifico non verrà discusso qui – è notevole: acqua riservata agli allevamenti in ingenti quantità, granaglie spesso di bassa qualità per contenere i costi di allevamento, aree boschive eliminate e convertite a pascoli, capannoni e industrie di lavorazione, senza parlare degli scarti sia della macellazione, sia il letame e l’urea prodotti. A titolo informativo, soltanto in Italia vengono riprodotti, allevati e macellati circa 9 milioni di bovini, 10 milioni di suini, 12 milioni di ovini, 100 milioni di conigli, mezzo miliardo di polli da ingrasso e 50 milioni di galline da uova. In tutta Europa, circa 90 milioni di bovini (di cui 30 milioni di vacche), 118 milioni di suini, 250 milioni di galline ovaiole. Nel mondo sono circa 1 miliardo e 300 milioni i bovini uccisi, 2 miliardi e 700 milioni gli ovini e i caprini, 1 miliardo i suini, 12 miliardi il pollame.

Il costo della carne, in occidente molto basso, determina un ampio consumo che, spesso, non corrisponde a necessità. Senza cadere in tentazioni vegetariane o vegane, la letteratura scientifica ha il coraggio di riportare alcuni dati allarmanti. Intanto a livello alimentare si è appurato che un essere umano adulto non ha bisogno di mangiare carne e latte tutti i giorni, ma nemmeno tutte le settimane. La scarsa qualità della carne, unita a mangimi dozzinali, spesso anche inappropriati, è una costante dovuta al grande quantitativo prodotto. Essa ha diminuito la nostra resistenza al batteri e virus a causa degli antibiotici inoculati agli animali, nonché malattie degenerative, e tumori, in particolare al colon-retto.

Scegliere quanto e come mangiare ha un forte impatto non soltanto sulla nostra salute, ma anche sulla salute della nostra comunità e dell’ecosistema. La nostra è una scelta politica: dando consenso e denaro ad aziende “etiche” rispetto ad altre che vivono sulla grande produzione di massa.

Comprando dal contadino, cucinando e non utilizzando cibo precotto, diamo un segnale preciso che viene registrato dal sistema di produzione e di controllo industriale. Ciò non basta a cambiare tutto, ma contribuisce a considerare il nostro come un eco-sistema, e non come un sistema in cui l’io umano deve essere al centro, posto che tutto il resto giri intorno a lui. La biodiversità rimane in un miracoloso equilibrio proprio perché vive nel molteplice. Questo significa che convertire il proprio regime alimentare su un altro tipo di componente, ad esempio, la soia e i suoi derivati, non risolve il problema ecologico né quello legato alla salute dell’uomo. La soia, infatti, ha in sé tossine che, ingerite in grandi quantità, possono portare a scompensi non da poco. Il riso contiene tanti zuccheri da innalzare il picco glicemico nel sangue. Ciò significa che non possiamo basare la nostra alimentazione sulle carni ma che nemmeno dobbiamo fingere di essere cavalli, conigli o mucche. La nostra alimentazione è squilibrata, come lo è tutta la nostra vita, come lo è l’intelletto dei tempi moderni. Riorganizzare la propria dieta è impossibile se prima non riusciamo a riorganizzare la nostra vita.