Bankitalia, l’inizio del 2019 mette fine alla recessione

Le previsioni della Banca d’Italia sul Pil sembrano mettere fine alla recessione, che si era ripresentata nella seconda metà dello scorso anno. Il 2019 segnerebbe una ripartenza, anche se la cautela non manca. Il bollettino economico di Via Nazionale parla di un’economia che “avrebbe lievemente recuperato”, con un Pil che nelle prime stime appare in crescita dello 0,1%. L’’industria però mostra ancora segnali contrastanti, se il fatturato, l’aggiornamento è su febbraio, si mantiene positivo non è lo stesso per le commesse, che nei dati dell’Istat segnano una pesante caduta sul fronte estero.

Una conferma invece arriva dall’Inps che continua a registrare la rimonta dei contratti stabili, in rialzo del 119% nei primi due mesi dell’anno. Sommando il tutto, il risultato sarebbe positivo. “Secondo le nostre stime nei mesi invernali l’attività economica sarebbe tornata a crescere”, dice palazzo Koch. E notizie positive toccano anche il mercato del lavoro, “il modesto calo dell’occupazione, che nel trimestre autunnale ha riflesso la fase di debolezza ciclica, non sarebbe proseguito”. Detto ciò a restare prudenti sono gli stessi italiani, come testimoniano sia gli indicatori sulla fiducia sia l’andamento dei consumi, che “sarebbe rimasto debole”.

Quanto agli altri parametri chiave dei conti pubblici, il Rapporto ricorda come “nel quadro programmatico” sia il deficit che il debito si riudrebbero “grazie al gettito atteso dalle cosiddette clausole di salvaguardia”, ovvero all’aumento dell’Iva e delle accise. Passando allo spread, per ora, osserva la Banca d’Italia, il “più elevato livello dei redimenti sovrani” non avrebbe avuto ripercussioni sul costo del credito.

Puntando la lente sull’industria, da sempre motore dell’economia italiana, c’è una ripresa che lascia traccia anche nei ricavi delle aziende: dopo la buona performance di gennaio l’Istituto di statistica vede un aumento, seppure “modesto”, anche a febbraio (+0,3%). Ma gli ordinativi, che di solito danno il segnale di come andranno i prossimi mesi, tornano a scendere. Manca il traino dell’export, visto che le commesse sul mercato estero arretrano del 6,0% su base mensile, che diventa 7,7% su base annua. Intanto l’Osservatorio dell’Inps sul precariato dà conto di un’attenuazione del fenomeno. Nei primi due mesi del 2019 i contratti a tempo indeterminato aumentano di oltre 200 mila, anche grazie alla spinta che arriva dalle trasformazioni di posti a tempo in posti fissi. Numeri questi giudicati “assolutamente positivi” dal M5s, che rivendica gli effetti del decreto Dignità. Scende poi il ricorso alla cassa integrazione, anche se risulta ancora in crescita cumulando i dati dei primi tre mesi dell’anno. Cosa che preoccupa i sindacati. La Cisl fa notare l’aumento delle domande di disoccupazione, registrato sempre dall’Inps, “segno che alcune aziende, esaurita la Cig, stanno passando ai licenziamenti”. Sicuramente a inizio 2019 si è andati meno in pensione (-16%), a causa dei cinque mesi in più legati all’aspettativa di vita. Ma qualcosa dovrebbe cambiare con gli assegni liquidati con Quota 100, a partire da aprile.