Istat, vendite al dettaglio stabili: boom per l’on-line

L’Istat ha rivisto al rialzo le stime del Pil 2017, portandole da +1,6% a +1,7%. Confermata invece a +0,9% la crescita del 2018. La revisione di oggi è dovuta all’ampliamento del perimetro della pubblica amministrazione, che include ora 10 enti in più, da Rfi a Invitalia. La nuova stima ha come risultato una revisione verso l’alto del prodotto nominale di circa 3,2 miliardi nel 2017 e circa 3,0 nel 2018. L’Istat ha rivisto per ora solo il 2017 e il 2018, mentre una revisione complessiva sarà pronta a settembre. L’aggiornamento del perimetro della P.A. non ha determinato invece modifiche all’indebitamento. E l’Istat ha confermato le sue stime sul deficit nel 2017 al 2,4% del Pil e nel 2018 al 2,1%. Anche l’incidenza sul Pil del saldo primario resta identica a quella stimata in precedenza (1,4% nel 2017 e 1,6% nel 2018).
Anche la Banca d’Italia ha aggiornato, con una revisione al rialzo, le stime sul rapporto debito/Pil nel 2018 portandole al 132,2% (132,1% la precedente stima). Si tratta di un deciso aumento rispetto al 131,4% del 2017 (dato anche in questo caso rivisto al rialzo di un decimo di punto).

Istat ha diffuso anche i dati relativi al febbraio 2019 sulle vendite al dettaglio, che sono aumentate su base congiunturale dello 0,1% in valore ma sono diminuite dello 0,1% in volume. Questa “sostanziale stabilità” deriva da una flessione delle vendite dei beni alimentari (-0,6% in valore e -1,0% in volume) e da una crescita di quelle di prodotti non alimentari (+0,5% sia in valore sia in volume). Su base annua, le vendite sono cresciute dello 0,9% in valore e dello 0,3% in volume. Pressoché stazionario il valore delle vendite dei beni alimentari (+0,1%), mentre è in diminuzione il volume (-1,7%). In crescita le vendite dei beni non alimentari sia in valore sia in volume (rispettivamente +1,6% e +2,1%).

Nuova impennata, invece, per il commercio elettronico. Secondo i dati Istat sulle vendite al dettaglio, il valore di quelle on-line ha registrato nel mese preso in esame un balzo del 17,5% rispetto a febbraio 2018. Il valore delle vendite al dettaglio registra invece una diminuzione per la grande distribuzione (-0,1%, la prima da settembre 2018) e un aumento per le imprese operanti su piccole superfici (+1,6%, la crescita più ampia da settembre 2017).

“La sostanziale tenuta della domanda delle famiglie, in un quadro di deciso rallentamento dell’economia, è meno confortante di quanto sembri”, commenta l’Ufficio Studi di Confcommercio. Il tasso di crescita annuale dell’indice delle vendite in termini reali passa dall’1,6% di gennaio allo 0,3% di febbraio. Una frenata che, fa notare l’associazione, potrebbe preludere a future riduzioni tendenziali. Nel complesso, infatti, si rafforza la sensazione che la riduzione della fiducia non si sia ancora completamente riflessa nei comportamenti di spesa delle famiglie. D’altra parte - continua la nota - il dato di sintesi continua a derivare da andamenti non omogenei a livello di merceologie e tipologie distributive. Il modesto recupero delle vendite presso le imprese di minori dimensioni è compensato dalla crescente difficoltà delle imprese più grandi, “con la sola, illuminante, eccezione dei discount”. Analogamente il miglioramento del non alimentare si traduce in un peggioramento della domanda per l’alimentare. In sostanza - conclude Confcommercio - l’area del consumo non si modifica, ma si sposta di volta in volta. L’unica eccezione continua ad essere rappresentata dal commercio elettronico, i cui tassi di crescita a due cifre derivano anche dal ritardo con cui il nostro Paese si è avvicinato a questa modalità d’acquisto.