“Ora Basta!”, parla Silvio Mancini

“Le modifiche del governo al codice degli appalti, così come prospettate sui giornali, sono pannicelli caldi. Allora meglio tornare alle leggi dell’Italia unita oppure applicare la normativa europea”. Silvio Mancini della Sein srl, impresa di punta del settore appalti e grandi opere, in questa intervista esprime il suo punto di vista sulla vexata quaestio del blocco pressoché totale di tutte le opere pubbliche.

Mancini, la convincono le modifiche del governo Conte al codice degli appalti oppure si tratta dei soliti pannicelli caldi?

“Credo sia più facile ipotizzare che sia “la seconda cosa che ha detto” quella che rappresenta meglio la verità. Noi imprenditori ormai siamo dell’opinione che o si ritorna alle regole del passato che hanno funzionato per un secolo, le normative emanate nel 1865 dopo l’unità d’Italia tanto per intenderci, oppure si deve guardare all’Europa e prendiamo a prestito le normative comunitarie. Tutte le discussioni governative sul codice degli appalti e sulle possibili revisioni allo stesso per noi non hanno alcun senso. E’ questo il primo dato da cui partire”.

Addirittura?

“Guardi le vecchie norme hanno funzionato per oltre un secolo e hanno garantito la fattibilità concreta delle opere pubbliche mentre la normativa europea è auto applicabile e soprattutto non contiene le farraginosità del codice degli appalti. Quindi io non ci vedo alcun paradosso”.

Cosa non va nel progetto governativo?

“Andiamo a sovrapporre altre regole alle migliaia che già ci sono e che hanno dimostrato di essere inapplicabili. In pratica un pannicello caldo su una piaga inguaribile”.

Perché tanto scetticismo?

“E’ l’esperienza che ci fa capire che quando una legge non va si deve abrogare, sennò con tutte queste modifiche e pezze a colori non vorrei che ci ritrovassimo con il prossimo esecutivo a discutere di ulteriori cambiamenti e intanto appalti e cantieri non partono, guardi che qui la situazione è tragica”.

Vale a dire?

“Le tre maggiori imprese del settore costruzioni stanno in fallimento e si sono portate dietro a cascata tutti i fornitori e i subappaltatori che non vengono pagati da mesi, l’anno scorso si sono persi oltre centomila posti di lavoro e così negli ultimi dieci anni siamo saliti a quota settecentomila. Gli edili pochi giorni fa sono pure scesi in piazza se ne è accorto il governo di questo stato di cose?”.

E allora lo sblocca cantieri?

“Così come prospettato è pura propaganda. E poi con questa atmosfera di criminalizzazione totale, da una parte dei costruttori, e, dall’altra, dei funzionari pubblici, non si può andare avanti”.

In che senso?

“Se chi lavora per costruire un’infrastruttura che serve al paese precipita immediatamente nell’inferno della cultura del sospetto da cui una bella parte di questa maggioranza di governo trae quasi la propria ragion politica di essere, molti saranno tentati dal cambiare mestiere o almeno paese, per continuare a lavorare in santa pace. Io non so se l’Italia possa permettersi questo stato di cose. E’ quasi un lusso. E non credo che ce lo si possa concedere così, a cuor leggero”.