“Ora Basta!”, l’intervista a Luca Navarra

“Il Codice degli appalti ha bisogno di una revisione più profonda, il progetto del governo per come lo abbiamo letto sui giornali non basta”.

Luca Navarra, di “Italiana costruzioni”, una delle ditte più importanti del settore appalti pubblici, e dintorni, sintetizza così i tardivi “pannicelli caldi” approntati dall’Esecutivo presieduto da Giuseppe Conte per sbloccare le grandi opere e spiega, al contempo, il senso della sua adesione alla campagna di Ora basta.

Questo Codice degli appalti sta diventando il nemico pubblico numero uno del vostro settore?

“Mettiamola così, è evidente che non ha dato i risultati sperati ma anzi ha bloccato tutto. Gare e svolgimento delle stesse”.

Lei che suggerimenti pratici darebbe al Governo?

“Il progetto esecutivo con l’offerta più bassa messa come basa di gara è evidente che non funziona. E che non avrebbe mai potuto funzionare. Questa cosa ha solo attirato le improvvisazioni e in taluni casi persino gli imbrogli. In questa maniera non si migliora il progetto. Questa è la prima cosa da togliere”.

Sì, ma lei sa che è stata messa per frenare il fenomeno inverso, cioè le continue varianti che facevano lievitare i prezzi anche del doppio di quelli previsti all’inizio della gara di appalto. Come se ne esce?

“Semplicemente fare in modo che enti competenti di diritto pubblico convalidino fin dall’inizio la bontà del progetto, non necessariamente esecutivo, messo a base di gara. E le proposte migliorative, una volta accettate sia dall’impresa sia dal committente, devono passare per il vaglio di questo ente terzo di modo che ognuno si assuma poi le rispettive responsabilità”.

Quanto ha pesato la criminalizzazione del settore opere pubbliche in questo clima che si è poi determinato spingendo l’autorità nazionale di vigilanza sugli appalti a cambiare nome e a chiamarsi oggi autorità nazionale anticorruzione?

“Tantissimo. Ed è una eredità che ci portiamo dietro fin dai primi anni ’90. Un fenomeno su cui troppi politici hanno costruito le proprie fortune. È sbagliato partire dal principio che tutto il settore sia marcio e che domina la corruzione. Nessuno vuole nascondersi dietro un dito e dire che non ci sono stati centinaia se non migliaia di casi dove queste storture sono accadute: è sotto gli occhi di tutti. Ma ciò detto, non è stato corretto far scrivere il codice degli appalti agli avvocati penalisti o ai magistrati.. ma non ai tecnici del settore. Si tratta di contratti in cui non possono solo esservi solo restrizioni pratico applicative. È vero però che anche le imprese e tutti gli attori in campo devono farsi carico di dimostrare che il mercato delle opere pubbliche non è malsano e devono farlo con comportamenti coerenti e oserei dire virtuosi. Questo pregiudizio va smontato dall’immaginario collettivo”.

Resta il fatto che se oggi si dovesse costruire un’opera pubblica di interesse nazionale come l’Autostrada del Sole lo fu negli anni ’60 la vedremo forse nel prossimo secolo. È scaduta anche la qualità del lavoro?

“L’irrigidimento normativo del mercato lo ha di fatto immobilizzato. L’esecuzione del lavoro sta diventando una variabile indipendente. E non è necessario tornare ai tempi dell’Autostrada del Sole per trovare esempi difficili da ripetere. Noi nel 2007 abbiamo fatto il Maxi, un lavoro da 150 milioni di euro, in relativamente poco tempo. Oggi sarebbe difficile se non impossibile eseguirlo. Il fatto è che il committente deve fare il committente e l’impresa deve fare l’impresa. Ma, pur nella distinzione dei ruoli, entrambi devono collaborare per la realizzazione della singola opera pubblica. Se invece le leggi li costringono a farsi la guerra tra di loro, allora lei capisce che non apre più un cantiere”.

Quindi lei dice che oggi le sarebbe molto difficile realizzare una cosa che la sua impresa di fatto costruì solo dodici anni orsono?

“Per quella che è la normativa vigente sarebbe impossibile”.

Già questo dice tutto sulle reali difficoltà del settore e sul perché si continuano a perdere posti di lavoro..

“Non c’è dubbio. E penso che proprio per questo sia nata anche la campagna di “Ora basta!” cui non ho potuto non aderire avendo ben presente lo stallo quasi mortale che si è determinato nel settore delle costruzioni in generale e delle opere pubbliche in particolare… delle prime dieci aziende italiane ne sono rimaste in piedi due o tre, e quando fallisce una Astaldi si porta dietro una filiera al negativo, un indotto, di decine di migliaia di posti di lavoro persi da aziende fornitrici e creditrici. Queste situazioni non si aggiustano con gli annunci di questo o di quel governo. Qui tocca metterci mano sul serio, sennò entro due o tre anni non resterà in piedi niente”.