Responsabilità e autonomia finanziaria

La legge di bilancio è ancora tutta da vedere, ma ci sono alcuni segnali che le sue caratteristiche rischiano di essere quelle solite: più spese correnti, più deficit ma anche più tasse. Della possibilità che anche in questa legge di bilancio si nascondano aumenti di imposte si è parlato di meno. Ad esempio, sempre secondo le anticipazioni, il Governo sarebbe intenzionato a eliminare il blocco degli aumenti delle addizionali locali su Irpef e Imu per le seconde case.

La questione merita di essere segnalata anche come esempio del caos e dell'approccio “emergenziale” che domina la legislazione, compresa quella tributaria. Dal 1998, i comuni possono istituire un'addizionale all'Irpef con un tetto massimo previsto dalla legge. Dal 2016, di anno in anno, il Governo ha imposto il blocco degli aumenti rispetto alle aliquote applicabili per il 2015. Tale blocco è stato uno strumento maldestro di contenimento della pressione fiscale, a spese peraltro dei Comuni. Da un lato, infatti, non è servito ad abbassare il carico fiscale, che sarebbe possibile solo incamminandosi su un percorso di ridimensionamento della spesa pubblica. Nel contempo, di sospensione e deroga in sospensione e deroga, una misura temporanea si stava trasformando in definitiva o quasi. Dall'altro lato, ha scaricato la crisi fiscale sugli enti locali - proprio quegli enti che, essendo i vicini ai cittadini e pertanto i più controllabili nelle loro spese, dovrebbero essere il vero perno di qualsiasi strategia per rendere maggiormente responsabile e trasparente la Pubblica amministrazione.

Se l'intenzione del Governo verrà confermata dal Parlamento, cadrà quindi il blocco degli aumenti delle aliquote, che verrà colto, secondo le stime del Sole 24 Ore, da cinque sindaci su sei, considerando peraltro che molti comuni, al 2016, avevano l'addizionale a 0.

Che le tasse aumentino è, in via generale, una notizia negativa per il contribuente. Nel caso dello sblocco delle addizionali, potrebbe non esserlo, se questo sblocco fosse il primo passo per un riequilibrio della legislazione impositiva, ovvero per spostare il centro di prelievo verso gli enti locali, e per renderli responsabili delle loro esigenze di spesa.