Rinaldi: “Sovranità,
anche monetaria”

di Michele Di Lollo

15 aprile 2017ECONOMIA

 

“La moneta non è altro che uno strumento a disposizione della propria politica economica. Se questo strumento non viene legato all’economia del Paese si creano solo disastri”.

Il professor Antonio Maria Rinaldi insegna Finanza aziendale all’Università degli studi “Gabriele D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Si definisce un patriota, uno che crede e lotta per il suo Paese. Ha lavorato in Consob ed è stato direttore generale della capogruppo finanziaria dell’Eni. Parla di sovranismo, di opportunità per il nostro Paese. Sottolinea i problemi legati a Bruxelles per la nostra economia e spiega che la Brexit potrebbe essere una grande occasione per tutti. In una bella chiacchierata ricorda la sua gioventù, quando studiava alla “Luiss” di Roma e sottolinea che, allora, il lavoro non era un’utopia: “Bastava laurearsi e poi un’occupazione la si sceglieva senza troppi problemi”. Erano gli anni Settanta, quando essere liberali era più difficile di quanto sembri. E l’Italia poteva contare ancora su un briciolo di sovranità e qualche speranza in più.

È notizia di pochi giorni fa. La moneta della Repubblica Ceca si è sganciata dall’Euro, che ne pensa?

Precisiamo che Praga non aveva l’Euro. Aveva la propria moneta agganciata a una sorta di mantenimento del cambio nei confronti dell’Euro.

Cosa è successo?

Siccome questa situazione non era più sostenibile, la loro Banca centrale non ha più mantenuto quel tipo di cambio e l’ha lasciata fluttuare. È un po’ quanto accaduto qualche tempo fa con la Svizzera. Questo significa che non è possibile né proficuo per nessun tipo di economia legarsi a riferimenti di cambio con altre valute.

È davvero possibile per l’Italia un’uscita dalla moneta unica?

Più che possibile, è auspicabile. Ogni tipo di economia deve avere la sua moneta di riferimento. La moneta non è altro che uno strumento a disposizione della propria politica economica. Se questo strumento non viene legato all’economia del Paese si creano solo disastri.

Disastri?

Sì, ed è molto semplice. Chi sostiene l’Euro afferma che se l’Italia uscisse, la Lira si svaluterebbe. Allora io farei a questi signori una domanda: “Come pensano che un’economia come quella italiana, seconda forza manifatturiera in ambito europeo, possa non vivere, ma sopravvivere, con una moneta sopravvalutata?”. Bisogna avvalersi di una moneta che tenga conto dei fondamentali macroeconomici dello Stato di riferimento.

Ci sarebbero ripercussioni positive a un’uscita dall’Euro?

Mettiamola così: un’uscita dall’Euro sarebbe il male minore. Chi sostiene l’uscita dalla moneta unica non sostiene che dal giorno dopo si instauri una condizione ottimale. Non sarebbero tutte rose e fiori. Ma afferma che sia il male minore rispetto a una permanenza nell’Euro. Aggiungiamo però che nel lungo periodo ci sarebbero dei vantaggi.

E delle imprese che mi dice: ne gioverebbero?

Dipende dal ruolo dell’impresa. L’Italia è un Paese con vocazione esportatrice, quindi tutti gli esportatori sicuramente ne trarrebbero un vantaggio. Se poi pensiamo che molte delle esportazioni sono infraeuropee (tra Paesi con la stessa moneta, ndr), è logico che un’uscita dall’Euro sarebbe sicuramente uno stimolo. Inoltre va rimarcato che l’Italia ha una realtà industriale con un alto valore aggiunto, quindi se siamo soggetti a importazioni di materie prime il nostro valore aggiunto fa sì che la debolezza della moneta non sarebbe un dramma. Il problema fondamentale è tornare all’autodeterminazione della propria politica economica, cosa che ci è inibita dai vincoli europei.

L’Europa, appunto. In Italia tornare alla piena sovranità che vorrebbe dire?

L’Italia ha una sovranità limitata perché è soggetta ad alcuni vincoli europei - in primis ai vincoli di politica economica - che non sono più dettati dalle esigenze dell’economia italiana, ma da ciò che sta scritto nei Trattati. Poter ritornare alla piena sovranità non vuol dire solo tornare a un’autonomia monetaria, ma anche a una sovranità che riguarda altri temi. La Costituzione italiana prevede al suo interno un modello di Costituzione economica: un modello delineato dai nostri padri costituenti.

Cioè?

Questo significa porre come base del modello economico quello della piena occupazione, che è in antitesi con il modello economico dell’aggregazione monetaria che prevede invece la stabilità dei prezzi e un rigore dei conti fino al perseguimento del pareggio di bilancio. In antitesi con il modello dettato dalla nostra Costituzione. Altro esempio: non possiamo perseguire i diritti previsti dalla Costituzione perché siamo soggetti ai vincoli europei. Nel caso in cui tornassimo a una sovranità monetaria, potremmo dare corso anche a tutte le altre sovranità (lavoro, tutela del risparmio, servizi sociali, pensioni, sanità) che al momento non possono essere messe in atto, perché non ne abbiamo la possibilità materiale non avendo per l’appunto una sovranità monetaria.

Quali ripercussioni subirà il nostro Paese dalla Brexit?

Sicuramente va detto che il Regno Unito è un importatore netto nei confronti degli altri Paesi dell’Unione europea. E potrebbe quindi, se i negoziati non saranno ben condotti, avere un freno alle importazioni. La Brexit è un’ottima opportunità per Londra. Ma a mio avviso se l’Unione europea e i politici italiani avessero un minimo di visione del futuro cercherebbero di mantenere aperta la porta con il commercio inglese. La mia idea è che Bruxelles purtroppo non persegua questo, ma voglia lo scontro non tanto per motivi materiali quanto per motivi ideologici: se dovesse procedere a una risoluzione veloce e semplice dei rapporti potrebbe innestarsi un precedente pericoloso per gli altri Paesi Ue, che sarebbero così invogliati a copiare gli inglesi. Potrebbero pensare: “Se uscire dall’Unione è facile e comporta dei vantaggi, perché non lo facciamo pure noi?”.

Pensa che Londra sia un modello da seguire?

Se avessimo una classe politica consapevole, certamente lo sarebbe. Purtroppo non ce l’abbiamo. Ripeto: il fatto di poter rimpossessarsi della sovranità che abbiamo ceduto senza alcun vantaggio sarebbe un’enorme opportunità. Ma la nostra classe politica difficilmente lo comprenderà. Neanche lontanamente.

Esiste in Italia un Nigel Farage?

Magari ci fosse. Scuramente ci sono dei Farage in Italia, ma non hanno accesso alla politica. In Italia è difficile far emergere persone capaci.

Lo conosce?

Mi ha invitato più di dieci volte al Parlamento europeo per convegni e conferenze. Ho un rapporto diretto con lui.

Che tipo è?

Una persona che fa gli interessi del proprio Paese.

Ha mai pensato di candidarsi?

Ormai sono vecchio. Quello che dovevo fare l’ho fatto. La mia è esclusivamente una funzione divulgativa. Dubito che chi ha le mie idee abbia accesso al mondo politico. Le mie possibilità di entrare in politica sono pari a zero.

Se l’Italia non avesse la forza di uscire da Euro e Ue, quale sarebbe lo scenario peggiore? Qual è l’incubo peggiore per il nostro Paese?

Non è un incubo, il peggio è già realtà: essere una colonia del Nord Europa.

Della Germania?

È palese che la governance dell’Ue sia tedesca. Magari fosse un incubo per noi. Purtroppo è già una triste realtà. Non stiamo dormendo. La mia rabbia da italiano è che la nostra classe politica non ha fatto nulla per evitare questo scenario.