Consoli ai domiciliari e silenzio dei garantisti

martedì 20 dicembre 2016


Notizia di quattro mesi fa: “Dopo Michele Sindona, grande banchiere secondo Giulio Andreotti, poi morto avvelenato in carcere, dopo Roberto Calvi vittima del suicidio farlocco sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, da quei tempi nefasti un banchiere non veniva arrestato in Italia”.

Bene, quel banchiere dopo oltre quattro mesi è ancora agli arresti domiciliari e si chiama Vincenzo Consoli. Diciamo ancora perché è di due giorni fa la notizia che malgrado il Procuratore generale non avesse nulla in contrario alla messa in libertà del banchiere, la Corte di Cassazione ha inteso riconfermare gli arresti domiciliari per Consoli. Dobbiamo pensare che la Cassazione ne sa più di chi svolge le indagini?

Avvicinandosi il Natale un atto di clemenza sembrava quasi scontato, e invece niente. “Il pericoloso malvivente in grado di turbare la quiete di Vicenza e gli equilibri a Montebelluna deve rimanere confinato nelle mura di casa”. Se non fosse vero potrebbe apparire come una barzelletta, un’operetta che rallegra le feste natalizie. Invece è tutto vero.

Ora, pur confidando negli alti valori della giustizia e nel giusto operare degli uomini che per quanto fallaci siedono su scranni dai quali si determinano i destini delle persone, come si può asserire che Vincenzo Consoli può ancora alterare l’andamento e il destino di Veneto Banca, possa controllare l’operato dei manager a suo tempo da lui nominati, possa orchestrare e manipolare finanzieri italiani e stranieri convincendoli a ricomprare Veneto Banca perché lui possa così rientrare a fare il “capo”? Anche gli avvocati capeggiati da Franco Coppi e consolidati dal vicentino Alessandro Moscatelli rimangono basiti e non hanno altro da dire se non che “abbiamo ragione, ma nessuno ce la dà, la ragione...”.

Noi che non potremo mai permetterci una difesa di tale lignaggio riteniamo che sia un po’ poco, così come scarsa ci sembra l’attenzione che è al caso è stata data dai giornalisti garantisti (che in Italia spuntano a volte come funghi). Dove sono i garantisti? In quale antro del giustizialismo opportunistico dell’ultima ora si sono rintanati? Dove sono i Feltri, i Belpietro, i Sansonetti? Gente che dirige giornali che hanno il vanto di chiamarsi “Libero”, “La Verità”, “Il Dubbio”... blasoni del libero pensiero e della penna graffiante, arma brandita spesso contro i potenti di turno e poco avvezzi ad allinearsi al pensiero unico, sono silenti.

Noi umili scriba di provincia lanciamo un appello affinché la nostra voce non rimanga isolata, convinti come siamo che quando c’è un così forte accanimento non sempre la giustizia vince.

 


di Federico Tassinari