È morto Jean-Paul Belmondo, icona del cinema francese

lunedì 6 settembre 2021


Jean-Paul Belmondo non c’è più. L’icona del cinema francese nasce nel 1933. La notizia della morte è stata comunicata dal suo avvocato. L’attore, mancato all’età di 88 anni, ha recitato anche in Italia diretto, tra gli altri, da Alberto Lattuada, Vittorio De Sica e Renato Castellani accanto a Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale, Sophia Loren e Stefania Sandrelli. Celebre la sua relazione con Laura Antonelli.

È stato protagonista di numerosi film popolari e d’autore. Ha rappresentato uno deisimboli della Nouvelle Vague francese. Da Fino all’ultimo respiro (À bout de souffle) di Jean-Luc Godard del 1960 a La mia droga si chiama Julie (La Sirène du Mississipi) di François Truffaut del 1969. Il brutto più affascinante del cinema francese è interprete di Charlotte et son Jules (1958), un cortometraggio sempre di Godard, e A doppia mandata (1959) di Claude Chabrol. Per il resto, l’attore appare in film non memorabili come Asfalto che scotta (1960) di Claude Sautet. Grazie a Fino all’ultimo respiro nasce l’immagine divistica di Belmondo: personaggio scanzonato, malvivente dilettante, simpaticamente truffatore. Da operaio a studente, da contadino a sacerdote introverso, Belmondo si dimostra un attore di straordinaria versatilità.

In Cartouche (1962) di Philippe de Broca interpreta una sorta di Robin Hood alla francese, e con lo stesso regista bissa, e anzi supera questo successo col magnifico film avventuroso-satirico L’uomo di Rio (1963). Pur essendo scettico nei confronti del cinema impegnato, Belmondo accetta ugualmente di lavorare con registi difficili che lo hanno visto nascere cinematograficamente: interpreta Il bandito delle 11 di Godard, Il ladro di Parigi (1967) di Louis Malle, Trappola per un lupo (1972) di Chabrol e Stavisky (1974) di Alain Resnais, La ciociara di De Sica (1960) con Sophia Loren, La donna è donna (1961) ancora Godard, Lo spione (1962) di Jean-Pierre Melville, Caccia al maschio (1964) di Édouard Molinaro, Borsalino (1970) di Jacques Deray, Il clan dei marsigliesi (1972) di José Giovanni e L’incorreggibile (1975) ancora di de Broca. Sono tutte pellicole che gli procurano grande popolarità fra il pubblico e riconoscimenti importanti dalle autorità, come il Cèsar per Una vita non basta (1988) di Claude Lelouch e la Legion d’Onore. Tra i suoi ultimi lavori figura Amazone (2000) sempre di de Broca. La storia di un francese che invecchia e decide di ritirarsi dove è più fitta la foresta amazzonica.


di Eugenio De Bartolis