A Luciano De Crescenzo, un ricordo

Luciano, vecchio e caro amico mio, era il 2000 quando t’ho incontrato la prima volta in un locale antico. C’era una mostra e s’era concordato che io vi presentassi il primo numero di Cultura, la nuova mia rivista.

Da quel momento non c’è stato giorno in cui non t’abbia visto. Nel mio studio ci sono due ricordi: una tua foto, insieme ad Andreotti con in mano la mia Cultura, e un tuo disegno, nato da un mito di Platone, scritto proprio sulla rivista: era la “biga alata”, su cui, da quel filosofo che eri, avevi prima espresso il tuo pensiero. La schizzasti, così, sopra un foglietto, istantaneo, con gran disinvoltura, e me la regalasti, insieme a un libro pubblicato da te: La distrazione.

Ci siamo poi rivisti alcune volte, parlando sempre di filosofia. Il disegno e la foto stanno lì, sopra un ripiano della libreria. Ora, guardando questi due ricordi, mi rattristo non poco. Quanti amici di quei tempi lontani m’han lasciato, scrittori, artisti, giornalisti, attori! Adesso non rimango altro che io.