“Le 58 sfumature di Pino” al Salone Margherita

Assistere ad uno spettacolo al Salone Margherita è sempre una festa. Nevio Schiavone, che gestisce il teatro, non sbaglia un colpo, sarà perché compaesano di Goldoni, sarà perché dalla sua “altezza” riesce a vedere più lontano degli altri. Al Salone Margherita si va davvero volentieri.

Mercoledì 6 marzo ha debuttato lo spettacolo “58 sfumature di Pino” in scena fino al 24, con Pino Insegno e Federico Perrotta; una carrellata sulla vita di Insegno con aneddoti privati e professionali. L’artista su quel palco si sente davvero a casa e si vede, tanto da citare anche la vita coniugale coinvolgendo il ménage familiare, sottolineando la forza della moglie in prima fila ad applaudirlo. Racconti della quotidianità, come si fosse tutti in una grande casa a chiacchierare allegramente nell’attesa che dalla cucina arrivi “Principessa” (è il cognome di chi storicamente gestisce la pietanza nell’intervallo) ad annunciare che le attesissime pennette sono pronte, precedute solo dall’odore che inevitabilmente invade il teatro.

Ed è da sottolineare anche l’excursus che l’anchorman fa sul suo lavoro di doppiaggio, una carrellata di successi. Pino Insegno è talmente bravo e sicuro da non temere confronti e farsi affiancare da uno straordinario Federico Perrotta nel ruolo del “disturbatore”, tranne poi scoprire alla fine che “questo disturbatore” non è altro che la sua coscienza. Perrotta, abruzzese Doc, sfoggia il meglio del suo repertorio e vola alto felice come un bambino, un’agilità superiore alla Fracci, una sicurezza che a sua volta non teme confronti.

I due attori si dividono e condividono il palco in maniera armonica, sembra di assistere a un tango ben provato e consolidato da una coppia di amanti. Passione, bravura, trasporto e piacere. Una gioia per gli occhi di chi guarda, sia sul palco che nel parterre, sempre gremito di personaggi noti del mondo dello spettacolo e non solo. L’immancabile Pier Francesco Pingitore nascosto sotto il cappello dalle falde larghe, seduto accanto a Graziella Pera, al suo solito posto, una “quinta colonna” insostituibile, immobile e attento anche quando lo spettacolo non è una sua creatura.

Raramente struttura, spettacolo e spettatori hanno lo stesso valore, in questo caso sì.