Il “Maggio Musicale Fiorentino” compie ottant’anni. E, dopo una fase di grandi incertezze (e diserzione da parte del pubblico), si rinnova. È arrivato un nuovo sovrintendente da Venezia, Cristiano Chiarot, che ha rilanciato il Teatro “La Fenice” e lo ha fatto diventare uno dei più apprezzati in Italia ed all’estero. E soprattutto uno dei teatri più apprezzati per l’alta produttività. L’unico in Italia che adotta il sistema di semi-repertorio, in cui le opere di maggior successo vengono replicate più volte l’anno. La Fondazione “La Fenice” ha due sale: la Fenice e il Malibran, una media e una di piccole dimensioni. Lo storico teatro veneziano ha un pubblico molto affezionato, con abbonati che vengono regolarmente da Milano e dal mondo austro-tedesco.

L’Opera di Firenze ha una situazione molto differente. Il teatro principale (Firenze Opera) ha oltre 1300 posti, quello piccolo (il Goldoni) ne ha circa 400. Un auditorium di circa 1000 posti è quasi in cantiere accanto all’Opera. Ci sono poi il Teatro della Pergola e il Teatro Verdi in cui opera e concerti si alternano con prosa, commedia musicale e anche pop e rock. Inoltre il vecchio Teatro comunale a Corso d’Italia (duemila posti a circa dieci minuti a piedi dal Firenze Opera), dopo numerosi anni di tentativi di venderlo a privati, è stato acquistato dalla Cassa Depositi e Prestiti che, a sua volta, sta tentando di trovare un acquirente.

Sono lontani i tempi in cui alle diurne del sabato e della domenica nei pressi del Teatro comunale parcheggiavano pullman provenienti da tutta la Toscana e anche dall’Emilia-Romagna per andare alla diurna delle 15. Da un lato i “teatri di tradizione” delle due regioni si sono coalizzati e hanno creato circuiti innovativi e di qualità. Dall’altro, il pubblico fiorentino pare disertare i suoi teatri. Una strategia potrebbe essere quella di dedicare la stagione autunnale e quella invernale ad opere note e dedicare invece il “Maggio” alla missione per cui, ottanta anni fa, venne creato: riscoprire i lavori dimenticati. Quest’anno ho visto un “pienone” solo per la rarissima “Didone abbandonata” di Leonardo Vinci coprodotta con il Teatro Verdi di Pisa.

Quest’anno il “Maggio Musicale” si estende dal 24 aprile al 26 giugno. Per l’inaugurazione è previsto un concerto diretto da Zubin Mehta con un programma di musica del Novecento. Per la chiusura si terrà un concerto diretto da Gustavo Dudamel con i Berliner Philharmoniker e musica prevalentemente di Richard Wagner. Tre sole opere, una di nuova produzione. La prima è “Idomeneo, Re di Creta” di Wolfgang Amadeus Mozart in un allestimento di Damiano Michieletto, già visto a Vienna; la seconda è il “Don Carlo” di Giuseppe Verdi, in una produzione di Giancarlo del Monaco proveniente da Bilbao; infine il nuovo allestimento è la breve “Histoire du Soldat” di Igor' Fëdorovič Stravinskij. La priva viene presentata al Teatro Manzoni di Pistoia (città europea della cultura), la seconda all’Opera di Firenze, mentre la terza al Teatro Goldoni.

Sono messe in scena profondamente differenti. “Idomeneo” viene presentata in versione integrale, come avvenne al Teatro della Residenza di Monaco (oggi chiamato Teatro Cuvilliés) il 29 gennaio del 1781. È piuttosto differente dalle edizioni viste e ascoltate di recente in Italia: il ruolo di Idamante (giovane principe cretese), originariamente scritto per un castrato, è cantato da un mezzo soprano (non rielaborato per un tenore lirico); vengono tenuti tutti i recitativi accompagnati (essenziali per la comprensione dell’intreccio); vengono aperti diversi “tagli di tradizione”. Lo spettacolo dura complessivamente circa quattro ore, tenendo conto dei due intervalli . Nel teatro in musica di Mozart, “Idomeneo” ha avuto un lungo periodo di oblio. Dopo una tornata di rappresentazioni a Monaco nel 1781 e la revisione eseguita per Vienna, l’opera di fatto sparì dai repertori. Nell’Ottocento veniva rappresentata solo in Germania e tradotta in tedesco dalla versione originale in italiano. Fu quel genio di Richard Strauss a riproporla nel Novecento rielaborando parte dell’orchestrazione. Soltanto negli ultimi quindici anni, e in particolare dal 2000, è entrata tra i lavori mozartiani rappresentati con frequenza nei teatri italiani. Eppure da molti viene considerato il capolavoro assoluto di Mozart per il teatro: l’opera in cui più precorre i tempi sotto il profilo musicale e nella quale svela meglio il proprio credo politico e le sue nevrosi più intime.

Il popolo cretese, oppresso dalle conseguenze del non mantenuto giuramento di Idomeneo, appare nella regia di Damiano Michieletto un popolo costretto a emigrare per sopravvivere. Una spiaggia di detriti e relitti, naufraghi simili a profughi, un complesso rapporto tra padre e figlio: sono gli elementi che portano in vita un dramma, quello di Idomeneo re di Creta, che parte dal mito greco per arrivare ai nostri giorni. Non potrebbe essere più stridente la contrapposizione tra Ilia, vista come una scarmigliata “principessa-migrante” ed Elettra, mostrata come una donna elegante quanto sprezzante. La musica è quella immortale di Mozart, che aveva venticinque anni quando compose l’Idomeneo, la sua prima “opera seria” che rompeva con la tradizione italiana del periodo attraverso l’inserimento di brani orchestrali, danze e cori che assumono un ruolo attivo nell’opera.

Del tutto differente il “Don Carlo”. Si presenta la versione detta “scaligera” in quattro atti, ormai diventata di riferimento in Italia. “Voglio essere il più vicino possibile a Verdi e Schiller”, così il regista Giancarlo del Monaco ha presentato il “suo” Don Carlo, un allestimento ricco di costumi d’epoca, terribili inquisitori, crocifissi giganti. Zubin Mehta è alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio Musicale Fiorentino per il capolavoro di Giuseppe Verdi che trae spunto dalla tragedia di Schiller e dalla leyenda negra sul regno di Filippo II, el Rey prudente.

“La folle iniziativa”: così Igor' Fëdorovič Stravinskij definì “L’Histoire du soldat”, un intreccio teatrale con pochi strumenti e personaggi; un’opera senza canto, una narrazione senza scena. Composta negli ultimi giorni della Prima guerra mondiale, il soggetto trae spunto da due fiabe russe e racconta la storia di un soldato, Joseph, che stringe un patto con il diavolo: in cambio del suo violino si trova così trasportato nel futuro, dove scopre che la sua ragazza si è sposata e ha un figlio con un altro. Le ricchezze che ha ottenuto, inutili, torneranno al diavolo che, anche se sconfitto, si prenderà la sua rivincita.