De Mauro e Sciascia,<br />storia di un’amicizia

Tanti in queste ore ricordano Tullio De Mauro con parole di meritato elogio e rimpianto. Credo che nessuno però ricorderà di un episodio che riguarda anche Leonardo Sciascia. Voglio condividerlo con voi.

Sciascia pubblica sul Corriere della Sera un articolo intitolato “I professionisti dell’antimafia” (il 10 gennaio del 1987, trent’anni fa...) e ne nascono furibonde polemiche animate da tanti in pessima fede e da qualcuno (pochissimi, invero) in buona. C’è l’insulto, scagliato con cattiveria, di essere diventato un “quaquaraquà”, e c’è un sociologo, Pino Arlacchi, che non ha di meglio da dire che “Il giorno della civetta” in definitiva è un romanzo che non apre gli occhi sul fenomeno mafioso, ma lo esalta e glorifica. Poi anche altri, da ultimo, recentemente, intervistato da Aldo Cazzullo sul “Corsera”, lo scrittore Andrea Camilleri. Giudizi di radicale, sublime, asineria.

Interviene anche Tullio De Mauro, che è il fratello di quel Mauro De Mauro, giornalista de “L’Ora” di Palermo impegnato in inchieste di mafia, scomparso un giorno del 1970 e mai più ritrovato. Mauro De Mauro era stato “ingaggiato” da Francesco Rosi per il suo film “Il caso Mattei”, e forse quel “curiosare” su quella vicenda gli è stata fatale; oppure, chissà. Quando chiedo a Sciascia un’opinione su quella scomparsa, mi risponde sibillino: “Ha fatto la domanda sbagliata alla persona giusta, oppure la domanda giusta alla persona sbagliata”. Ma per tornare alla polemica sui “professionisti dell’antimafia” interviene anche Tullio De Mauro, e se ne possono indovinare i toni irritati: “I libri di Sciascia ci hanno aiutato ad aprire gli occhi sul fatto che la mafia non era un fenomeno folkloristico siciliano. E Sciascia si è sempre esposto in prima persona. Io sono stato coinvolto amaramente nel 1970 dalla scomparsa di mio fratello. A Palermo, dove insegnavo, gli amici, i colleghi e gli studenti per strada non mi salutavano. Le persone che frequentavano la mia famiglia si contavano sulla punta delle dita. E Leonardo era lì, come in una serie di innumerevoli circostanze. Un sociologo dovrebbe valutare queste cose, come dovrebbe aver capito che Sciascia aveva intuito perfettamente la struttura internazionale della mafia e i suoi stretti rapporti con il mondo della politica”. Recentemente è stato pubblicato il carteggio tra Sciascia e l’editore Vito Laterza (“L’invenzione di Regalpetra”, Laterza editore), che ha portato alla realizzazione de “Le parrocchie di Regalpetra”. È un peccato che questo libro resti confinato tra gli “esperti” e gli “amatori”: quel carteggio “racconta” di quando gli editori e scrittori sapevano fare il loro lavoro, ne avevano magistrale cura e amore.

Un carteggio arricchito da un testo introduttivo di Tullio De Mauro, che con una vena di malinconico rimpianto evoca la straordinaria atmosfera umana e intellettuale di quelle “botteghe” che sapevano essere un tempo le case editrici; a testimonianza e suggello dell’amicizia che lo legava a Sciascia.